«Voglio nascere a Sulmona» L’urlo di rabbia dei 200

Corteo e sit in davanti all’ospedale per contestare la chiusura del punto nascita La speranza dell’ostetrica: da gennaio 63 bimbi, ad aprile 15 parti
SULMONA. Neo mamme, medici, infermieri, rappresentanti sindacali e istituzionali, studenti e cittadini. In 200 non si sono fatti scoraggiare ieri dalla pioggia e hanno partecipato al corteo contro la chiusura del punto nascita. L’iniziativa, nata dal sit in permanente avviato da ieri da Cgil, Cisl, Uil e Nursind, è iniziata con lavoratori e sindacati alla guida del corteo intorno all’Annunziata. Il personale del reparto al terzo piano dell’ala vecchia ha fatto scendere dalle finestre uno striscione con palloncini colorati. “Sulmo mihi patria est; ieri, oggi e domani!”, è scritto sul manifesto che pende sulla facciata dell’Annunziata. Il giro simbolico davanti all’ospedale, attraversando viale Mazzini, è servito ad arrivare all’ingresso laterale. Qui non sono mancati momenti di tensione con le forze dell’ordine che in un primo momento hanno impedito l’ingresso. Le proteste dei manifestanti e le autorizzazioni arrivate al telefono dai superiori, hanno convinto i poliziotti ad aprire la sbarra. Il corteo si è diretto sul luogo della prima pietra dell’ospedale nuovo, passando davanti al cantiere deserto. Qui, in uno scatolone, i sindacati hanno riposto dei mattoni e dei fiori, scimmiottando la cerimonia dell’11 dicembre.
«Non si può pensare ad un ospedale nuovo senza il reparto più importante» hanno detto al megafono Marcello Ferretti (Fp Cisl), Anthony Pasqualone (Fp Cgil) e Antonio Santilli (Nursind) «un ospedale così non lo vogliamo». Hanno partecipato al corteo anche gli studenti del quinto As dell’istituto Vico, accompagnati dalla professoressa Alessia Verrocchi. «Siamo giovani, ma vogliamo restare nella nostra città»,hanno detto Raffaele Santangelo, Francesca Donno, Alessio Cifani e Francesca Di Tirro.
Valeria Di Lollo, dipendente amministrativa Asl, ha aggiunto: «quando questi ragazzi andranno all’Università, come mio figlio che ha 20 anni, esporranno il loro tesserino sanitario e la carta di identità, dove è scritto nato a Sulmona». Ha sottolineato le caratteristiche orografiche del territorio, con i rischi per le neo mamme connessi alle lunghe percorrenze verso gli altri ospedali, il consigliere Roberta Salvati, assieme all’assessore Stefano Goti. Il sindaco Peppino Ranalli è dovuto andare in consiglio regionale, dove la questione è tornata in aula, chiedendo al suo collega di Pratola, Antonio De Crescentiis, di rappresentarlo. Il consigliere regionale Andrea Gerosolimo è riuscito a passare prima di partire per l’Aquila. Il reparto, intanto, continua a lavorare, nonostante il manager della Asl Giancarlo Silveri abbia annunciato la chiusura entro i prossimi mesi. «Solo ad aprile avremo 15 parti» ha annunciato la capo ostetrica Berta Gambina «che si aggiungono ai 63 da gennaio».
La preoccupazione si concentra sui rischi mamma-neonato. «L’asfissia neonatale è una delle maggiori cause di morte dei neonati» ha aggiunto l’infermiera Franca Petrella «e può derivare anche da un cesareo fatto in ritardo. Ci pensi chi vuole risanare i conti della sanità sulla pelle delle persone». Presenti, fra gli altri, il vice sindaco di Campo di Giove, Stefano Di Mascio, i consiglieri comunali di Sulmona, Alessandro Lucci, Luigi La Civita, Luigi Santilli, Alessandro Pantaleo e Gianfranco Di Piero, oltre a Gabriele Tedeschi, presidente dell’Ordine degli avvocati. Mauro Incorvati, segretario provinciale della Fials, ha annunciato un ricorso al Tar contro il decreto 10 del commissario alla Sanità sulla chiusura del reparto.
Federica Pantano
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