Volontari aquilani con gli ultimi sfollati

I gruppi della Misericordia impegnati ad Amatrice nel passaggio tra tendopoli e alloggi provvisori

L’AQUILA. La mattina sveglia presto per pulire la piccola tendopoli e rendere il più possibile vivibile e piacevole la vita in uno degli ultimi campi post-sisma nella frazione di Sant’Angelo di Amatrice. Poi di corsa a preparare i pasti, a verificare che tutto sia a posto, che nessuno si sia intrufolato nel campo con intenzioni losche. Perché quando si condividono i bagni, le docce, la mensa, il dormitorio e tutto è precario come dopo un terremoto che ti porta via casa e beni, anche i particolari fanno la differenza.

Lo sanno bene i volontari delle Misericordie d’Abruzzo, una squadra di 30 persone che per tutta la settimana scorsa ha gestito la vita nel campo di Sant’Angelo, tra i terremotati di Amatrice che lottano ogni giorno contro l’angoscia del dopo terremoto. Tra loro anche la squadra dei cinque volontari della “Misericordia L’Aquila, Forcona e Amiterno”, che già un’ora dopo la scossa che il 24 agosto ha praticamente raso al suolo Amatrice erano tra le macerie della “città sorella” dell’Aquila a soccorrere vite, a trasportare all’ospedale i feriti più gravi, ad aiutare nella gestione dell’obitorio da campo e la prima drammatica emergenza. I volontari aquilani hanno contribuito per sette giorni anche a eseguire il censimento dei residenti non soltanto di Sant’Angelo (e quindi del campo), ma anche delle frazioni limitrofe di Sommati, Rio, Faizzone, Rocchetta, Casale, San Tommaso, San Cipriano, Petrana, Villa San Lorenzo a Flaviano, Cossito, Collalto, Retrosi e Voceto, per individuare situazioni critiche ed eventuali famiglie da continuare ad assistere anche dopo la chiusura della tendopoli, prevista per sabato.

«Abbiamo dato una mano a rendere più leggera la vita nel campo», racconta una dei volontari, Paola Federici. «La tendopoli si sta via via svuotando e abbiamo aiutato a togliere le tende ormai disabitate». L’obiettivo della Protezione civile è, infatti, «trasferire sotto un tetto tutti i terremotati entro pochi giorni, presumibilmente entro la fine del mese», spiega Federici, «perché è impossibile sopportare il freddo e i disagi. Quasi tutti i residenti anche di questa tendopoli si stanno trasferendo nelle strutture ricettive lungo la costa, a Roma e all’Aquila. Un’esperienza che ha arricchito tutti noi, che abbiamo alle spalle il nostro terremoto e conosciamo le sofferenze di queste popolazioni».

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