La “Visitazione” torna all’Aquila: in mostra per tre mesi al Munda

Dal 27 giugno al 27 settembre l’esposizione curata da Tom Henry e Federica Zalabra in due sale. L’ingresso costerà 12 euro, con orari fino alle 19. Previste aperture straordinarie anche il lunedì
L’AQUILA. Dopo l’Ecce Homo, L’Aquila è pronta ad abbracciare un altro grande capolavoro dell’arte. Cominciano a definirsi, infatti, i primi elementi utili per ammirare la Visitazione di Raffaello, uno degli eventi più attesi nell’ambito dell’anno della Capitale italiana della Cultura. Il 26 giugno, alle 11, il Museo Nazionale d’Abruzzo presenterà in anteprima alla stampa nazionale e locale la mostra “La Visitazione all’Aquila. Raffaello e Pontormo”, curata dagli storici dell’arte Tom Henry e Federica Zalabra, la direttrice del Munda.
L’esposizione sarà poi visitabile dal 27 giugno al 27 settembre nel Castello cinquecentesco, sede del museo, con un biglietto intero da 12 euro. Non sarà una mostra separata dal percorso ordinario, ma un innesto dentro la narrazione permanente del Munda. L’allestimento prevede infatti due sale dedicate, integrate nel percorso espositivo del Castello, così da mettere in dialogo l’evento temporaneo con le collezioni del museo. Una scelta che rafforza il valore scientifico e culturale dell’operazione e, allo stesso tempo, restituisce alla città un tassello fondamentale della propria storia artistica.
Al centro c’è il ritorno, dopo oltre quattro secoli, della Visitazione di Raffaello, oggi conservata al Museo del Prado di Madrid. La tavola, databile intorno al 1517 e poi trasferita su tela, fu realizzata per la cappella della famiglia Branconio nella chiesa aquilana di San Silvestro. A commissionarla fu Giovanni Battista Branconio, protonotario apostolico e figura di rilievo nella Roma del primo Cinquecento, per volontà del padre Marino. Non si trattava soltanto di un’opera devozionale, ma anche di un segno di prestigio familiare e di legame con la città. La scelta del soggetto, l’incontro tra Maria ed Elisabetta, rimanda anche alla storia privata dei Branconio: Elisabetta era infatti il nome della moglie di Marino e Giovanni quello del figlio.
La vicenda dell’opera, però, è anche una storia di distacco. Nel 1655 la Visitazione lasciò L’Aquila, destinata alle collezioni reali di Filippo IV di Spagna. Da lì il suo percorso la portò all’Escorial e poi, nel 1837, al Museo del Prado, dove è entrata stabilmente nel patrimonio della grande istituzione madrilena. A San Silvestro, nella cappella Branconio, c’è una copia, memoria visibile di un’assenza che per secoli ha continuato ad accompagnare la città. Il ritorno temporaneo all’Aquila assume quindi un valore che va oltre l’eccezionalità del prestito. La mostra rimette l’opera nel luogo per il quale era stata concepita e la inserisce in un confronto di altissimo livello con la Visitazione di Pontormo proveniente da Carmignano, di proprietà della Diocesi di Pistoia.
Il percorso comprenderà anche dipinti, disegni, stampe, modelli architettonici e documenti, con l’obiettivo di ricostruire il contesto storico, artistico e simbolico in cui nacque il capolavoro raffaellesco. L’evento, sostenuto dal Comune dell’Aquila e cofinanziato nell’ambito del Programma Restart 2, è considerato uno dei principali progetti scientifici e culturali del 2026. Gli orari di apertura saranno dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 19, con chiusura della biglietteria alle 18. Dal 13 luglio al 21 settembre sono previste aperture straordinarie anche il lunedì. Per L’Aquila non è soltanto l’arrivo di un capolavoro: è il ritorno, sia pure per tre mesi, di una parte della propria identità.
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