È giallo sulle pistole scomparse Prosegue la caccia al terzo uomo

1 Settembre 2023

I testimoni parlano di quattro armi e 7 colpi, ma la prova principale potrebbe essere stata nascosta Gli investigatori sono ancora al lavoro per identificare il complice, oggi alle 10 l’udienza davanti al gip

AVEZZANO. Secondo i testimoni le pistole spuntate sarebbero state almeno quattro, ma le armi estratte all’esterno della discoteca “The Ship” non sono state ancora trovate nonostante le numerose e approfondite perquisizioni effettuate dai carabinieri. I protagonisti della sparatoria avvenuta la notte tra il 19 e il 20 agosto scorsi potrebbero aver avuto dei fiancheggiatori nell’eliminazione della prova regina? Aspetto, quest’ultimo, al vaglio degli investigatori i quali non escludono, appunto, che gli autori del grave fatto criminale potrebbero aver avuto tutto il tempo per poter occultare o disfarsi delle armi. Con l’accusa di tentato omicidio aggravato, porto e detenzione abusiva di armi in concorso, sono stati fermati Claudio Morelli (48 anni) detto “Peppe lo scuro” e suo figlio Manuel Morelli (26 anni), conosciuto come “Manuel Spinelli”, avezzanesi appartenenti alla locale comunità rom. Questa mattina alla dieci, padre e figlio si collegheranno in videoconferenza con l’aula numero 5 del tribunale di Avezzano dove saranno presenti gli avvocati Raffaele Mezzoni, Massimo Mercurelli (difensori del 48enne) e Marco Scimia (difensore del 26enne) e il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, Mario Cervellino. Quest’ultimo dovrà decidere se convalidare o meno il fermo e applicare eventuali misure cautelari. Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Luigi Sgambati, aveva emesso un fermo di indiziato di delitto sostenendo la possibilità del pericolo di fuga dei due indagati. Tornando al giallo delle armi, per ora ancora introvabili, c’è attesa per l’esame balistico sui bossoli (colpi esplosi) e sui proiettili (colpi inesplosi) rinvenuti domenica mattina lungo via Cavour. Al momento si sa solo che appartengono ad armi di diverso calibro. Saranno gli specialisti del Ris a stilare una dettagliata relazione sui reperti. Relazione attesa anche dal magistrato inquirente per stabilire esattamente quante pistole abbiano sparato. I testimoni parlano di quattro armi e almeno sei o sette colpi. Oltre al mistero delle armi, gli investigatori stanno lavorando sull’identità di una terza persona. Un complice che, secondo quanto si legge negli atti dell’inchiesta, «avrebbe puntato una pistola verso uno degli addetti alla vigilanza e premuto più volte il grilletto, non riuscendo tuttavia a sparare; quindi, ha colpito il buttafuori sul volto con il calcio della pistola». Le indagini, dunque, proseguono serrate su vari fronti. Mentre si cerca di dare un volto e un nome al terzo uomo e si continua a cercare il nascondiglio delle pistole, si scava anche sul movente. Si ipotizza un regolamento di conti per vecchie ruggini, ma potrebbe esserci ben altro.
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