«È una Perdonanza di pace» Così si aspetta il pontefice

24 Agosto 2022

Un profugo dell’Ucraina consegna il Fuoco del Morrone, sfilano decine di bimbi

L’AQUILA. Pantaloni rossi e t-shirt bianca del cammino del Perdono, con il logo del Movimento celestiniano. Il braccialetto col drappo bicolore azzurro e giallo. Il volto giovane ma con uno sguardo che non nasconde l’esperienza di tante gare. Il ciclista ucraino, nazionale Under 23, Daniil Shyrin, sale sul palco di Santa Maria di Collemaggio per consegnare al primo cittadino la fiaccola con il fuoco del Morrone. Accanto a lui, vestito allo stesso modo, ma senza bracciale, l’inossidabile Floro Panti, anima del fuoco del Perdono che da Sant’Onofrio raggiunge L’Aquila ogni anno.
L’EDIZIONE NUMERO 728
Una settimana diversa quella inaugurata ieri alle 20.19, al termine di un Corteo della Bolla che ha sfilato con qualche giorno di anticipo per le modifiche al protocollo della Perdonanza dovute alla visita di Papa Francesco. Un corteo che, dopo due anni, ha ritrovato le vie del centro storico, abbandonando la forma statica dovuta alle restrizioni del Covid. Problematica che, di fatto, è sparita un po’ dai radar, dai discorsi, dalle raccomandazioni che gli scorsi anni abbondavano. Ora si parla di guerra e di pace, anche attraverso le bandiere ucraine che fanno breccia nel corteo, e di futuro.
L’ENERGIA DEI SORRISI
Quel futuro accarezzato dai sorrisi dei più piccoli, che hanno sfilato numerosi da San Bernardino attraverso due ali di folla pronte ad applaudire e scattare foto. Quel futuro fatto di sogni declinati nello spettacolo serale “Un canto per la rinascita, di futuro e di pace”, orchestrato dal maestro Leonardo De Amicis e scritto insieme a Paolo Logli. Partito dopo le 17.30 da palazzo Fibbioni, il Corteo ha attraversato corso Vittorio Emanuele, la parte alta di piazza Duomo e verso corso Federico II. Ha proseguito per viale Crispi e per viale Collemaggio. In testa, il gonfalone dell’Aquila, con gli amministratori e i dirigenti del Comune, seguiti dal comitato Perdonanza. Dietro, i rappresentanti delle società partecipate e dell’istituzione centro servizi anziani e i gonfaloni degli enti locali. Poi la volta dei parlamentari, di organismi della magistratura, della Camera di commercio, dell’Università, del Gssi, dei laboratori di fisica del Gran Sasso. Dietro di loro, Accademia delle belle arti, Conservatorio, Fondazione Carispaq, Asl, ex sindaci, Province e Comuni abruzzesi e ospiti. E poi Anci Abruzzo e subito dopo questore, forze dell’ordine, soccorso e armate, Croce rossa, dirigenti di alcuni tra i più importanti uffici dello Stato e degli istituti nazionali che hanno sede all’Aquila. Subito dopo, le Soprintendenze, poli museali e archivio di Stato. Di qui, i 13 gruppi storici dell’Aquila e quelli ospiti. Presenti i figuranti principali l’afghana Kawsar Abulfazil (Dama della Bolla), il cinese Shihong Fu (Giovin Signore) e la venezuelana Adriana Carolina Pinate. A chiudere il corteo le associazioni cittadine.
L’AUSPICIO DELLA PACE
«Questa edizione della Perdonanza celestiniana, più di altre, interpreta in ogni momento, in ogni appuntamento o evento, l’urgenza della pace», dice il sindaco Pierluigi Biondi dal palco di Collemaggio, prima di dichiarare aperta la Perdonanza. «E così, ogni nostro pensiero, ogni nostra preghiera, in questi giorni, saranno dedicati all’apertura di un dialogo fruttuoso e foriero di speranza per la soluzione del conflitto bellico in corso in Ucraina». Di qui l’auspicio che «il Pontefice riesca a realizzare il viaggio in Ucraina, come ha più volte annunciato lui stesso, e che sia di monito e ispirazione per l’umanità tutta, nella difesa e affermazione della pace in questo mondo afflitto da tensioni e sfide indirette tra potenze, in un’Europa ridotta a teatro di guerra, con un popolo in fuga dalla distruzione delle armi, in nome e per conto di una geopolitica in fase di ridefinizione». Entusiasta il presidente della Regione, Marco Marsilio, che ha ricordato il contributo della comunità locale verso i profughi afghani e ucraini: «Ci siamo mobilitati mettendo a disposizione l’interporto di Avezzano».
«SIAMO PRONTI»
Davanti a Collemaggio, tra gli altri, il presidente della Provincia, Angelo Caruso e l’arcivescovo Giuseppe Petrocchi. «Il fuoco di quest’anno», spiega l’arcivescovo, «prepara la visita pastorale di Papa Francesco: troverà ad attenderlo Celestino V, ma anche tanta gente aquilana in festa, così come tutti i pellegrini presenti o che seguiranno l’evento a distanza attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Il fuoco del Perdono accende la pace», aggiunge, «attraverso il messaggio di riconciliazione e solidarietà. Attraverso il dialogo. Per questo vorrei che fosse portato in tutti i luoghi della terra, anche nei luoghi di guerra. Vorrei che l’angelo della Perdonanza accendesse questo fuoco nel cuore del mondo. Il fuoco è simbolo di unità. Le fiamme sono molteplici, ma esprimono l'unità di un medesimo fuoco. Il fuoco della Perdonanza va tenuto acceso, bisogna alimentarlo con l’amore. Siamo pronti sia per noi come fu per Maria, a cui la chiesa di Collemaggio è dedicata: eccoci, avvenga per noi quello secondo le parole che il Signore ci consegnerà attraverso Papa Francesco».
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