È lite sul nome della nuova città «Non si chiamerà solo Pescara»

16 Dicembre 2023

Montesilvano e Spoltore si schierano contro il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri De Vincentiis: non vogliamo essere annessi. Trulli: quella denominazione sarebbe incostituzionale

MONTESILVANO. Si riaccendono le polemiche sul nome della nuova città che nel 2027 nascerà dalla fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore. Dopo le dichiarazioni del presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri di Forza Italia, che ieri ha espresso la volontà di chiamare la città solo Pescara e non Nuova Pescara, arriva immediata la replica degli altri due Comuni coinvolti. A cominciare da Montesilvano: «Noi non vogliamo essere annessi a nessuno e non accettiamo, nella maniera più assoluta, che Pescara dia dei diktat sotto qualsiasi punto di vista, a cominciare dal nome», commenta il presidente del consiglio comunale, Ernesto De Vincentiis della Lega. «Non è un segreto per nessuno che noi siamo sempre stati contro la fusione e continuiamo ad esserlo. Ma nonostante questo, abbiamo sempre rispettato le scadenze e approvato gli atti di nostra competenza. Cosa che faremo anche il 28 dicembre quando andremo in Consiglio comunale per approvare lo statuto della Nuova Pescara. E proprio in questo statuto, così come sul referendum, si è sempre parlato di Nuova Pescara e non solo di Pescara, un nome che, appunto, suona più come un’annessione che come una fusione».
A replicare alla presa di posizione di Sospiri, secondo il quale «ci sarà solo il Comune di Pescara, anche perché Nuova Pescara è molto meno bello da dire e da ascoltare rispetto a Pescara» e «non a caso, a cento anni dal 1927, nel 2027 sorgerà di nuovo Pescara» è anche il sindaco di Spoltore, Chiara Trulli del Pd. «C’è una questione di incostituzionalità nel cambio di nome», evidenzia l’amministratrice, «rispetto alla volontà popolare cristallizzata nel quesito referendario ma; detto ciò, non sarà certo il nome il problema che si troveranno ad affrontare i cittadini all’indomani della fusione. Noi poniamo questioni di ben altra importanza come l’efficienza nell’erogazione dei servizi ai cittadini che la nuova “macro-struttura” sarà in grado di erogare. Il mio cruccio è che cittadini e imprese siano tutelati e non abbia riverberi negativi ma piuttosto possano innescarsi virtuosismi da questa fusione».
Intanto prosegue il botta e risposta tra Sospiri e il consigliere pescarese di Azione, Carlo Costantini che, dopo le rassicurazioni del primo sui contributi straordinari che la nuova città otterrà, ricordando quanto previsto dal Tuel, ribadisce: «La comunità di Pescara, Montesilvano e Spoltore ha perso la disponibilità di 10 milioni euro per il 2024, di 10 milioni euro per il 2025 e di 10 milioni di euro per il 2026, a causa dello spostamento della decorrenza della fusione all’anno 2027. È vero che queste risorse potrebbero essere recuperate o addirittura essere estese fino al 2042, ma se questo accadrà o non accadrà potremo saperlo solo tra 13 e 18 anni. Al momento», prosegue Costantini, «l’unica certezza è quella di avere perso tre annualità e dunque di avere rinunciato a 30 milioni di euro. Una perdita, questa, determinatasi esclusivamente perché la Regione Abruzzo, con il benestare del sindaco di Pescara, ha preferito, ai 30 milioni di euro, la conservazione dei singoli Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore fino all’anno 2027. Questo è un fatto oggettivo. Chi lo ha determinato dovrebbe orgogliosamente assumersene la responsabilità, senza fare le capriole».
Sui fondi interviene il deputato FdI Guerino Testa: «Ho incontrato il sottosegretario al ministero dell’Interno Wanda Ferro e mi ha assicurato che nei prossimi giorni verrà firmato il decreto che prevede lo stanziamento della quota relativa al progetto di fusione dal 2024. La rotta è tracciata e, grazie al lavoro di Governo e Regione, prosegue a vele spiegate verso la nascita del nuovo Comune».