È morto Antonio Zenobii il maestro dei farmacisti

Aveva 90 anni, era stato a lungo anche presidente dell’Ordine nazionale Tifoso di Napoli e Ferrari, da giovane era stato pilota in una scuderia pescarese
PESCARA. Era gentile, preparato e sempre disponibile. Un uomo d'altri tempi, ma soprattutto un professionista che con garbo da gentiluomo ha segnato la storia di Pescara. Antonio Zenobii è scomparso a 90 anni lasciando la sua anima nella farmacia che nel lontano 1960 ha fatto nascere in piazza San Francesco. Per una decina d'anni presidente dell'Ordine nazionale dei farmacisti, il dottor Zenobii era ciò che si definisce un'istituzione per la città e un punto di riferimento per tutti i suoi “pazienti”, più che clienti, che spesso si intrattenevano nel negozio per scambiare due parole, magari su problemi di salute, ricevendo sempre ottimi e rincuoranti consigli. Da giovane era stato pilota in una scuderia pescarese e conservava questa sua passione per l'automobilismo seguendo sempre i Gran Premi e la sua amata Ferrari. Tutte le mattine, prima di aprire la sua farmacia alle 7,30, passava in edicola e comprava la Gazzetta dello Sport che leggeva poi con calma, nei momenti liberi, sorseggiando un “orzetto”.
Era un grande tifoso di calcio e soprattutto del Napoli, squadra alla quale era legato affettivamente avendo sua mamma Bianca origini napoletane e avendo anche lui vissuto parte della sua giovinezza a Napoli, da studente universitario della facoltà di Farmacia.
Antonio Zenobii era originario di Collecorvino, dove suo padre Francesco aveva aperto una farmacia. Con lui, durante la guerra, soccorreva e curava gli sfollati che in quel paese si rifugiavano. Fu lì che il giovane Antonino cominciò ad amare la medicina e ad acquisire la missione della cura del prossimo.
«Quando mi sono laureato», racconta il figlio Fabrizio, anch'egli farmacista e attuale presidente provinciale della Federfarma, «mio padre mi ha abbracciato dicendomi la stessa frase che suo padre disse lui agli esordi della carriera. E cioè: “Ricordati che chi viene qui dentro o sta male o ha qualcuno che soffre in casa. Quindi, cerca sempre di dare il meglio di te per la loro salute”. Un passaparola d'onore e di rispetto raccolto a piene mani da Fabrizio che ha lavorato con il padre, gomito a gomito, fino a qualche mese fa, quando le condizioni di salute hanno costretto Antonio a “marinare” la sua farmacia.
«Era sempre lui che apriva il negozio», spiega Raika D'Angelo, farmacista, collaboratrice da 11 anni, «lo riscaldava e ci faceva trovare i computer accesi. Era un vero galantuomo, abbiamo sempre lavorato in un' atmosfera familiare. Controllava in maniera ossessiva l'armadietto degli stupefacenti e amava preparare lui stesso le medicine nel laboratorio galenico retrostante. Eravamo abituati alle sue piccole manìe quotidiane: l'orzetto la mattina, il cioccolato al latte, i marron glaces e le penne che custodiva, tutte rigorosamente con l'inchiostro nero. Non c'era giorno che non fosse con noi dietro il bancone», ricorda la farmacista insieme alle colleghe di sempre Angelica Pizzica, Stefania Orsini e Alessandra Leva.
Dopo aver frequentato il collegio nazionale di Chieti e dopo la guerra, Antonio Zenobii si iscrive al liceo classico di Pescara, dove in molti lo ricordano come uno studente preciso, riservato e amante dello studio. Il padre lo lascia proprio nel primo anno di apertura della farmacia pescarese a causa di un ictus, per cui Antonino si corcia le maniche e inizia a fare quel lavoro che ormai aveva nel sangue. Sposa Lavinia e mette su famiglia.
«Mio padre era un grande lavoratore», sottolinea l'altro figlio, Aldo, insegnante di danza e coreografo, «una persona che ha sacrificato tutto per il lavoro e la famiglia. Con lui avevo un rapporto problematico, ma mi è sempre stato accanto. Mi ha insegnato la lealtà, l'abnegazione, la ricerca della giustizia e della verità. Avrei voluto seguire i suoi passi, ma non sono mai stato bravo con la matematica e le scienze».
Lo ricorda anche Stefano Stoppato, dell'omonima farmacia di Pescara Porta Nuova: «Per me è stato un vero maestro, di quelli che non solo ti insegnano, ma che ti danno anche l'esempio concreto». Oltre al Napoli e alle Ferrari, Antonio Zenobii da giovane amava la caccia e le lunghe passeggiate sul mare. Accanto a lui le farmaciste colleghe ora hanno sistemato con affetto una Gazzetta dello Sport, una sacchetta per le produzioni galeniche, una penna con l'inchiostro nero e la spilla con il “caducèo”, il simbolo della professione del farmacista. La cerimonia funebre è prevista oggi alle 15,30 nella chiesa di Maria Santissima del Rosario in via Cavour.

