È morto Fusilli, pioniere della tv abruzzese

22 Luglio 2015

È stato uno dei soci fondatori della prima rete televisiva locale. Ma la moglie presenta un esposto sull’assistenza ricevuta

PESCARA. Era attivo e molto dinamico, la sua disabilità non lo ha mai fermato di fronte a nulla ma l’ultimo periodo è stato particolarmente difficile e non ce l’ha fatta a riprendersi. È morto a 72 anni, nella sua abitazione di Montesilvano, Guido Fusilli, pioniere della tv privata abruzzese, malato ormai da qualche mese. Una scomparsa inaccettabile per la moglie, Olga Gryncencko, che lo ha assistito durante il ricovero in ospedale e ora, in un esposto, solleva una serie di dubbi sull’assistenza ricevuta chiede che la magistratura faccia chiarezza su quello che è stato fatto.

Ha lavorato fino alla fine in tv, quella tv che lo ha sempre visto protagonista in Abruzzo, sia come esperto di alte frequenze che come organizzatore. Negli anni ’70 è stato Fusilli, infatti, «uno dei soci fondatori della prima rete televisiva, Teleadriatica Tv cavo, e vinse la battaglia per gestire via etere le trasmissioni» - ricorda Pasquale Tritapepe, suo amico e collega. «Fu chiamato a dirigere la prima Rete 8, costruendola sia tecnicamente sia nell’organizzazione della struttura operativa e di redazione» prosegue Tritapepe «ed è stato anche direttore editoriale di Telemare e di TVQ, per poi approdare nuovamente a Rete 8». Ma nella sua carriera ha fatto anche altro. Negli anni ’60 fu apprezzato in campo artistico e per esporre i suoi quadri si spostò anche a Bologna e a Bari, e fu tra i finalisti del Premio Michetti. Parlando di sé ricordava anche una breve ma intensa esperienza parigina e l’insegnamento al liceo artistico. La sua ultima esperienza di lavoro l’ha vissuta fino a poco fa con Master 5 ed è stato lui ad inventare, nel 1997, Agricoltura oggi, una finestra in tv dedicata a questo settore.

L’ultimo periodo è stato di grande sofferenza per Fusilli perché dopo un banale incidente stradale avvenuto a dicembre la situazione si è via via complicata e il suo fisico, già debilitato, si è arreso un po’ per volta. Ma chi lo ha conosciuto, ha lavorato con lui e gli è stato vicino lo ricorda come un uomo dalla grande forza. «La vita di Guido» dice Tritapepe «è stata segnata da un incidente stradale che ha avuto a 24 anni, subito dopo il congedo da ufficiale della Folgore. Quell’episodio lo segnò per sempre, costringendolo sulla carrozzina, di cui riusciva a fare a meno grazie alle stampelle, avendo una grande forza nelle braccia, nonostante il suo metro e 90 di altezza. Certo, da allora il suo percorso è stato segnato da scelte dolorose e tante rinunce ma la sua inesauribile energia non lo ha abbandonato mai» e negli ultimi 14 anni, con Olga al suo fianco e con il figlio Nikita, era più che mai attaccato alla vita.

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