È scontro sull’Esercito in città «Non è Beirut, niente militari»

Pd e Sinistra italiana bocciano la mozione del centrodestra indirizzata al governo Meloni Di Marco e Presutti: «Così l’amministrazione Masci certifica il proprio fallimento sulla sicurezza»
PESCARA. Per il Pd, «è l’ammissione di un concreto fallimento del proprio operato»; per Sinistra italiana, «è un’operazione di mera facciata». La mozione approvata martedì scorso dall’amministrazione Masci per chiedere al governo Meloni di mandare l’Esercito a presidiare le strade di Pescara resta al centro della polemica politica: è scontro sulla sicurezza in città.
Secondo la mozione, presentata dal consigliere Marcello Antonelli di Forza Italia, «negli ultimi tempi, purtroppo, sono aumentati gli episodi di microcriminalità, atti vandalici, furti, spaccio di sostanze stupefacenti e consumo di alcol, con danneggiamenti al patrimonio pubblico e privato e disturbo della quiete pubblica». Un’emergenza sicurezza, dice la mozione che non cita né l’omicidio di Christopher Thomas Luciani né gli accoltellamenti e la sparatoria di giovedì notte sulla riviera, proprio nella città che il 23 e 24 ottobre ospiterà il G7 Sviluppo con i ministri degli Esteri di Usa, Canada, Regno Unito, Germania, Francia, Giappone e Italia. La risposta del ministero della Difesa arriverà entro due mesi. In città, controlli e posti di blocco affidati ai soldati, dal centro alla periferia di Rancitelli e Fontanelle, c’erano stati già tra il 2011 e il 2012.
Il Pd boccia l’invio di un contingente militare con l’operazione Strade sicure: al no del deputato Luciano D’Alfonso si accodano anche il consigliere regionale Antonio Di Marco e il consigliere comunale Marco Presutti. «Dopo la recrudescenza di episodi gravi di ordine pubblico, culminati con l’uccisione di Christopher, ci saremmo aspettati una strategia capace di riconoscere che Pescara ha un problema sulla sicurezza, negato con foga da chi ha amministrato negli ultimi cinque anni», dicono i due, «dopo la morte di Christopher, forse l’evento più toccante e grave di questi ultimi anni, l’amministrazione che cosa ha fatto? Dagli altri accoltellamenti che ci sono stati prima e dopo, fino all’ultimo sventato qualche giorno fa, ci sembra che non sia cambiato nulla rispetto agli impegni presi con la città due mesi fa, dopo quel terribile omicidio e non sarà certo l’esercito a risolvere un problema che ha sfaccettature non solo di ordine pubblico, ma anche sociali e culturali. Serve un’azione che non abbiamo visto concretizzarsi in questi ultimi anni nonostante i tanti annunci, che ai controlli con telecamere di cui si sente ciclicamente parlare, avute in eredità dall’amministrazione di centrosinistra, avrebbe dovuto aggiungere piani di azione anche sul decoro che sono rimasti solo proclami da tirare fuori alla prima occasione buona e riporre nel cassetto ad allarme cessato».
«Pescara non è Beirut», dicono Enrico Di Ciano, segretario del circolo di Pescara, e Roberto Ettorre, segretario provinciale di Sinistra Italiana. «Riteniamo fermamente che la sicurezza pubblica debba essere garantita dalle forze di polizia civile, non dai militari, i quali non possiedono né le competenze né la formazione adeguata per svolgere compiti di polizia. Le cause della violenza derivano dal disagio del quale la politica è anche responsabile. Non accettiamo in nessun modo strumenti propagandistici di repressione e controllo militare che non farebbero bene nemmeno all’immagine della città e alla costruzione del senso di comunità». A cominciare dai giovani, dice Sinistra italiana. «Desideriamo ricordare come l’amministrazione Masci, in uno dei suoi primi atti, abbia chiuso l’unico centro di aggregazione giovanile pubblico di Pescara, Lo Spaz, che offriva una sala studio, seminari, ripetizioni gratuite per i giovani in difficoltà, e rappresentava un grande laboratorio per sperimentare una socialità giovanile lontana dalla logica del mero consumo di alcol in luoghi adibiti esclusivamente a questo. Considerando che gli ultimi episodi di cronaca nera sono legati ai giovani, riteniamo doveroso che la giunta si adoperi per una grande operazione strategica volta ad affrontare i bisogni sociali e culturali dei giovani. Non è accettabile che l’unica alternativa per i giovani per socializzare e incontrarsi sia rappresentata da luoghi in cui è necessario consumare qualcosa per poter sostare. Servono spazi liberi», concludono Di Ciano ed Ettorre, «dove i giovani possano produrre autonomamente cultura e sviluppare un nuovo senso di comunità».

