A Montorio lo implorano «Ci aiuti a restare qui»

MONTORIO AL VOMANO. Con una calorosa stretta di mano al sindaco Gianni Di Centa è cominciata ieri mattina la visita istituzionale a Montorio del premier, ricevuto nella sala consiliare. È stato Di...
MONTORIO AL VOMANO. Con una calorosa stretta di mano al sindaco Gianni Di Centa è cominciata ieri mattina la visita istituzionale a Montorio del premier, ricevuto nella sala consiliare. È stato Di Centa a parlare per primo facendo il punto della difficile situazione di Montorio, che attende da anni il nuovo polo scolastico, ha le chiese tutte inagibili, danni alle strutture sportive e aggregative e centinaia di famiglie sgomberate. Di Centa ha chiesto «provvedimenti shock», «risposte immediate per far sì che chi si è trasferito sulla costa torni». Immediata la risposta di Gentiloni, che ha parlato della possibilità di avere procedure di appalto più rapide e certe. «Il futuro, ha ragione il sindaco, vede nelle scuole una leva fondamentale. Dobbiamo ripartire dalle scuole, dai luoghi di aggregazione e dai luoghi di culto, per ridare fiducia ai cittadini di Montorio e di tutti i centri del cratere. La mia presenza qui oggi ha un valore simbolico. È per dire che il Governo c’è e si prende le sue responsabilità. E chiede di condividerle insieme per restituire fiducia».
Scendendo dal palazzo comunale il premier si è diretto poi in piazza Orsini, accompagnato dal sindaco. E lungo il breve tragitto Gentiloni non si è fatto mancare qualche fuori programma rispetto al rigido cerimoniale, distaccandosi per un attimo dalla scorta e dal suo seguito e avvicinandosi ai cittadini che lo chiamavano. «Presidente, lei ha una faccia pulita e nuova», è stato il saluto di Pina De Dominicis, commerciante montoriese, nello stringergli la mano. Risposta pronta del presidente: «La mia faccia non è tanto nuova». «Sì, lo so», ha replicato Pina, «è un ex Dc lei», facendo sorridere il premier. «Non abbiamo bisogno di passerelle politiche ma di un aiuto concreto, presidente», ha aggiunto la commerciante. La risposta rassicurante del premier: «Contate su di noi, sul nostro impegno». Altra cittadina, altra richiesta. È la voce di Annalida Alfonsi che irrompe con il suo «presidente, presidente» quasi strillato: «Io non me ne voglio andare da questo paese». E a quel «Ci aiuti» è seguita una stretta di mano molto calorosa alla signora Annalida, che non ha voluto abbandonare la sua casa in pieno centro storico, e la rassicurazione: «Vi ci faremo restare nel centro storico. Ritornerò, vi starò vicini».
Il presidente del consiglio ha poi fatto sosta davanti alla chiesa di San Rocco. Il sindaco gli ha spiegato che, nonostante gli sforzi fatti per metterla in sicurezza dopo il terremoto del 30 ottobre, la chiesa con le scosse del 18 gennaio è nuovamente inagibile perché necessita di puntellamenti laterali e del tetto. A sorpresa dalla chiesa è uscito il parroco don Nicola Iobbi, e il premier con il sorriso sulla bocca si è lasciato scappare: «Grande il parroco. Lei entra così, ma mi dicono che è protetto dal Signore». Quindi, incurante del «No, non si può» che Curcio ed Errani continuavano a ripetere, Gentiloni ha fatto ingresso nell'edificio, rimanendo colpito dalla solennità della chiesa.
Nel tragitto che lo ha riportato indietro, verso le auto parcheggiate davanti al palazzo municipale, il presidente del consiglio si è intrattenuto per qualche istante con don Matteo Di Bartolomeo, parroco di Leognano, al quale ha detto: «Insieme ci rialzeremo».
Catia Di Luigi
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