A Onna lasciò le casette Aveva una sua visione, ma era anche concreto

Il ricordo personale del giornalista Parisse che lo incontrò più volte: «Nella sua mente ideava, immaginava e dava consigli ai progettisti»
Erano passate da poco le 23 di venerdì 18 maggio 2007.
In piazza Duomo, all’Aquila, Silvio Berlusconi aveva appena finito un comizio di oltre un’ora a sostegno del candidato sindaco del centrodestra, Maurizio Leopardi. Fu visto appoggiarsi al sindaco uscente Biagio Tempesta che era vicino a lui: «Biagio, mi sento male, non mi lasciare, stammi vicino», disse mentre perdeva i sensi. Chi era in piazza non si accorse di nulla ma tra i collaboratori di Berlusconi l’adrenalina salì al massimo. Fu portato in un vicino albergo assistito da due medici aquilani, Luigi Di Luzio e Gerardo Di Carlo. Bastò, si disse all’epoca, un bicchiere d’acqua zuccherata e la cosa fini lì anche se il giorno dopo la notizia di quel malore era sulle prime pagine di tutti i giornali. Meno di un anno dopo, l’8 maggio del 2008, Berlusconi, dopo aver vinto le elezioni politiche, divenne per la quarta volta presidente del Consiglio. Sarebbe stato il premier chiamato a fronteggiare il post-sisma dell’Aquila. Decine le sue visite in città.
La prima volta che lo incontrai personalmente, scambiando qualche parola con lui, fu il 15 settembre 2009 quando venne a Onna a inaugurare il villaggio Map, cioè le “casette” provvisorie che ancora oggi ospitano una novantina di famiglie. Un paio di settimane prima aveva compiuto un “sopralluogo”, era entrato in uno dei Map in costruzione, si era affacciato a una finestra e aveva detto ai suoi collaboratori: «Qui fuori voglio prati verdi e alberi e poi rifornite le cucine di tutto il ben di Dio, nei frigoriferi mettete dolci e spumante». E così fu. L’idea che mi feci allora di un personaggio da sempre sotto i riflettori (anche l’inaugurazione dei Map di Onna fu trasmessa in diretta tv) è che fosse una sorta di visionario, ma pragmatico. Nella sua mente allo stesso momento ideava, immaginava e dava consigli ai progettisti. Non si preoccupava più di tanto dei lacci della burocrazia, dei mille interessi in gioco, degli intoppi che invece poi hanno condizionato e non poco la ricostruzione dell’Aquila e circondario.
L’AQUILA 2
Il 6 aprile 2009, dopo aver sorvolato nel pomeriggio l’area del cratere sismico, Berlusconi scese dall’elicottero e rivolto al capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, suggerì: «Per rifare il centro storico della città ci vorrà tempo, facciamo subito L’Aquila 2, i terreni ci sono, in sei mesi ridiamo un tetto a tutti». L’area individuata era quella dell’ex aeroporto di Bagno, 45 ettari a un chilometro in linea d’aria dalle mura dell’Aquila, di proprietà, allora, del demanio dello Stato (oggi sono del Comune). Si racconta che scendendo dal velivolo era stato raggiunto da una telefonata del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, al quale avrebbe fatto promettere fondi per ricostruire chiese e monumenti. Come noto, per l’emergenza casa si scelse una soluzione diversa. Invece che L’Aquila 2 si fecero 19 “piani Case” e un “tetto a tutti” fu comunque dato. Il primo “Case” fu inaugurato a Bazzano il 29 settembre del 2009, giorno del compleanno di Berlusconi. Soldi dagli Usa invece se ne sono visti pochini.
MACERIE
Nel novembre 2009 l’allora presidente fece un ampio giro nel “cratere” e andò anche a Fossa (dove si stava allestendo il villaggio San Lorenzo) e a Villa Sant’Angelo. Si era fatto tardi e la gran parte dei giornalisti, dopo aver raccolto a Fossa le sue dichiarazioni, andò via. Io decisi di seguirlo a Villa Sant’Angelo dove era atteso dal sindaco Pierluigi Biondi (oggi primo cittadino dell’Aquila). Salimmo tutti sulla parte più alta di un’area dove si stavano costruendo i “Map”. A un certo punto Berlusconi, guardando verso il centro storico distrutto, disse: «Adesso c’è il problema di queste macerie, dobbiamo toglierle subito, servirà un provvedimento, di fronte a un fatto eccezionale servono atti eccezionali. Perché non fare con le macerie delle collinette e ricoprirle di verde, sarebbe bello!». Lui era un po’ così. Dopo aver immaginato bisognava, appunto, fare. E possibilmente subito tenendo conto anche, se non soprattutto, dell’aspetto estetico.
A ONNA
Qualche mese prima, il 7 luglio 2009, Berlusconi aveva accompagnato la cancelliera tedesca Angela Merkel a Onna per visitare il paese distrutto e per il quale la Germania aveva preso impegni (mantenuti) per ricostruire la chiesa e non solo. Alla fine Berlusconi e Merkel si trovarono nella parte del paese non lontana dal fiume Aterno. Da lì, guardando leggermente verso l’alto, si vedevano alcuni puntellamenti. Rivolto a un funzionario dei vigili del fuoco disse: «Ma a che servono tutti questi puntellamenti, tanto alla fine bisognerà abbattere tutto e ricostruire al più presto». Lo sguardo del vigile del fuoco sembrò un po’ “perplesso”. La risposta fu: «Presidente, ci sono di mezzo i Beni culturali». In quel caso, però, almeno per Onna, Berlusconi aveva ragione. Nel paese distrutto non c’era nulla da salvare e si poteva fare tutto molto più in fretta. Dopo 14 anni, invece, si sta ancora discutendo se tutelare, non si sa come, i pochi ruderi rimasti e in qualche caso ancora puntellati.
IL 25 APRILE 2009
Ancora un po’ indietro nel tempo. Il 25 aprile del 2009 l’allora presidente del Consiglio volle celebrare a Onna la festa della Liberazione. Fece un discorso da più parti definito storico che in tanti considerano il momento più alto dello “statista” Berlusconi. Alla fine del discorso si avvicinò a un gruppo di terremotati fra cui c’ero anch’io. Strinse le mano a tutti e disse: «State tranquilli, faremo presto una norma, daremo 150.000 euro a ognuno di voi e con quei soldi ci ricostruite la casa». Un amico vicino a me sussurrò: magari, dove bisogna firmare! Oggi sappiamo che con 150.000 euro non ci si paga nemmeno il progetto ma quella “rassicurazione”, al di là della venatura un po’ populista , dava l’idea che c’era la volontà politica di dare risposte in tempi celeri.
IL G8
La cosa forse più visionaria che Berlusconi fece fu quella di spostare il G8 (la riunione degli 8 grandi della Terra) dalla Maddalena all’Aquila. Non ci credeva nessuno. Ma lui lo volle e lo realizzò nella sede della scuola della Finanza a Coppito.
IL RICORDO
Ho poi un ricordo più personale. La sera del 15 settembre 2009 andai a Roma per partecipare a una puntata di Porta a Porta condotta da Bruno Vespa. Alla fine Berlusconi mi avvicinò e cominciò a parlarmi di mio figlio Domenico. Sapeva la scuola che frequentava e che era tifoso del Milan. Evidentemente si era informato. Prima di salutarmi mi disse: «qualsiasi cosa le serva si rivolga al mio collaboratore» e ne fece il nome. Io naturalmente non ho mai chiesto nulla, ma capii il motivo della sua empatia di cui parla chiunque lo abbia incontrato. Se in quel momento, nello studio di Porta a Porta, ci fosse stato un seggio aperto, avrei votato per lui. In realtà non l’ho mai fatto anche se, a livello personale, lo ammetto, ne conservo un buon ricordo. Sull’operato di Berlusconi all’Aquila si è detto molto sia da chi lo amava sia da chi lo criticava. Inutile aggiungere elogi o contumelie. Ora è il momento del silenzio. Con Berlusconi se ne va, comunque, anche un pezzo della storia recente dell’Aquila.
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