A pagare è solo Muntari

Nessuna sanzione per i cori di Cagliari. Il ghanese viene squalificato, ma l’Onu lo applaude
PESCARA. Attestati di stima da ogni parte del mondo, ma il calcio italiano lo squalifica. Lo punisce per essersi ribellato alle offese razziste. Il centrocampista del Pescara Sulley Muntari paga con un turno di stop la scelta di chiedere l’intervento dell’arbitro Minelli, che lo ammonisce per proteste, e quella di lasciare il campo prima della fine del match di Cagliari. Decisione che gli costa il secondo giallo, quindi l’espulsione e la conseguente squalifica. Si applica alla lettera il regolamento, ma la situazione è paradossale. Occorre fare un passo indietro. Nelle ore successive al fischio finale, migliaia di persone in tutto il mondo hanno espresso la propria solidarietà al 32enne ghanese. Addirittura, anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha rivolto un pensiero al 32enne ghanese attraverso le parole dell'Alto Commissario per i diritti umani, il giordano Zeid Ra'ad al-Hussein, che ieri mattina ha invitato la Fifa a prestare maggiore attenzione al problema del razzismo sui campi di calcio definendo Muntari “un’ispirazione per tutti noi qui all'ufficio Onu per i diritti umani”.
Con la sua protesta Muntari è salito alla ribalta delle cronache nazionali e internazionali (Le Monde, Guardian e persino il sudafricano Iol hanno dato grande risalto al suo gesto del ghanese). L’ex milanista aveva chiesto l’intervento dell’arbitro dopo gli insulti ricevuti da alcuni tifosi del Cagliari, però Minelli ha fatto proseguire l’incontro scatenando l’ira del giocatore biancazzurro che è rientrato negli spogliatoi prima della fine del match.
Ieri Muntari ha preferito non commentare la squalifica. Al contrario, nessun provvedimento è stato adottato nei confronti del Cagliari. Ecco la nota del giudice sportivo: «Letta la relazione dei collaboratori della procura federale e il referto dell’arbitro relativi alla gara in oggetto, nella quale si attestano cori di discriminazione razziale effettuati al 40’ del secondo tempo all’indirizzo del calciatore del Pescara Muntari; considerato che i pur deprecabili cori di discriminazione razziale sono stati percepiti nell’impianto in virtù anche della protesta silenziosa in atto dei tifosi (come segnalato dagli stessi rappresentanti della Procura federale) ma, essendo stati intonati da un numero approssimativo di soli dieci sostenitori e dunque meno dell’1% del numero degli occupanti del settore (circa 2.000), non integrano dunque il presupposto della dimensione minima, che insieme a quello della percezione reale è alla base della punibilità dei comportamenti in questione, peraltro non percepiti dagli Ufficiali di gara (come refertato dall’arbitro). A norma dell’art. 11, comma 3, del codice di giustizia sportiva delibera di non adottare provvedimenti sanzionatori nei confronti del Cagliari».
In pratica, il numero esiguo di tifosi che hanno attaccato Muntari non è stato sufficiente né per fermare l’incontro né per comminare sanzioni nei confronti del club sardo. L’Inter, invece, visto che molti supporters nerazzurri («l’80% dei 7.000 presenti nel secondo anello verde», c’è scritto sul comunicato del giudice Mastrandrea) indirizzavano al difensore dei partenopei Koulibaly cori espressivi di discriminazione razziale, è stata punita con la chiusura per una gara di quel settore (pena sospesa), oltre ad una multa di 10.000 euro per i cori insultanti di matrice territoriale nei confronti dei tifosi napoletani.
L’articolo 11 regola la responsabilità delle società per i comportamenti discriminatori che «sono responsabili per cori, grida e ogni altra manifestazione che siano, per dimensione e percezione reale del fenomeno, espressione di discriminazione». Nel caso di Muntari, evidentemente, la dimensione e la percezione non sono state tali da spingere l’arbitro a punire il Cagliari. Eppure Muntari si era già lamentato a fine primo tempo, quando ha visto che nel gruppo dal quale provenivano le offese c’era pure un bambino. In quel frangente, il calciatore ghanese si è avvicinato al piccolo regalandogli la propria maglietta e pregando chi gli stava accanto di smetterla per non dare un cattivo esempio. A fine gara, il secondo episodio e la richiesta di intervento all’arbitro rimasta inascoltata. «Questo non è calcio», ha detto Muntari nel post partita, «non possiamo più tollerare cose simili. Se si fermano le partite sono convinto che queste cose non succederanno più».
Per adesso, la realtà è quella descritta al 91’ da Zeman: «Facciamo tante chiacchiere», queste le parole dell’allenatore del Pescara, «e poi ci si passa sopra...».
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