A Pescara la cocaina della ’ndrangheta

4 Maggio 2023

Arrestato ancora Massimo Ballone: era l’uomo di fiducia delle cosche, gestiva un deposito in città per smerciare la droga

PESCARA. Era l’uomo di fiducia della ’ndrangheta a Pescara: custodiva la droga in arrivo anche dal Sudamerica e teneva i conti come fanno i ragionieri, mettendo da parte i guadagni da reinvestire poi nel narcotraffico, nelle macchine di lusso e nei negozi e pagando i corrieri «per l’opera prestata» da un capo all’altro dell’Italia. Questo il ruolo di Massimo Ballone, bandito scrittore di 61 anni, che stavolta è finito nel mirino della Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria: Ballone è uno dei 108 arrestati dell’operazione Eureka scattata ieri a Reggio Calabria, Catanzaro, Vibo Valentia, Salerno, Catania, Savona, Milano, Bologna, Roma, Vicenza, Ancona, Cagliari e poi L’Aquila e Pescara.
COCAINA A CHILI Secondo l’accusa, da Pescara, Ballone avrebbe «detenuto, trasportato e venduto» almeno quasi venti chili di cocaina: affari stimati in circa 400mila euro, più altre due cessioni «a un prezzo non accertato». Ballone, dicono le carte dell’accusa, non si sporcava le mani per pochi spiccioli: 5 chili di cocaina venivano piazzati a 147mila euro; tre chili a 112mila; due a 62.500. È la legge dei grandi numeri.
IN SILENZIO A Ballone, l’ordinanza di custodia cautelare, firmata dai gip Karin Catalano, Claudio Treglia, Vincenzo Quaranta e Valerio Trovato, è stata notificata nel carcere di San Donato: è agli arresti dal 16 novembre scorso quando, tradito dalle chat criptate, fu coinvolto in un’inchiesta fotocopia della Dda di Napoli. Da allora, l’ex capo della banda Battestini che imperversò negli anni ’80 seminando paura e sangue, è rimasto in silenzio: si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere. Assistito dagli avvocati Carlo Di Mascio e Alessandro Buccieri, Ballone non parlerà quasi sicuramente anche durante l’interrogatorio di garanzia in programma nei prossimi giorni: non è un principiante, ha un curriculum criminale che racconta l’evoluzione della malavita pescarese nel corso degli anni dalle rapine in banca, agli assalti ai portavalori fino a una collezione di tre evasioni dal carcere. Ballone non ha esibito emozioni anche ieri: ha preso in mano il libro delle accuse e ha iniziato a sfogliarlo. Per un giorno, ha interrotto le sue letture per concentrarsi sulle pagine dei capi di imputazione. Il bandito romantico, che negli anni del carcere si è laureato in Lettere e ha scritto il romanzo “Al di sotto del cuore”, è accusato di partecipazione a un’associazione mafiosa dedita al narcotraffico.
L’UOMO FIDATO Secondo i carabinieri del Ros e la Dda, era lui il braccio di destro di Giuseppe Mammoliti, considerato uno dei capi «con il ruolo di promotore, direttore, organizzatore e finanziatore dell’associazione»: un patto d’onore tra i due tanto che Mammoliti affidava proprio a Ballone grosse partite di cocaina e il maneggio dei soldi guadagnati. «Mammoliti metteva a disposizione lo stupefacente e dava disposizioni a Ballone sulla commercializzazione», così l’ordinanza spiega i ruoli, «Ballone si occupava dello stoccaggio della cocaina in un deposito dallo stesso gestito, della commercializzazione della stessa e della custodia dei ricavi in attesa del trasferimento a Mammoliti». Quello di Pescara era l’unico deposito della droga in Abruzzo: gli altri si trovavano in Calabria, Puglia, Lazio e Lombardia «così da garantire tempi rapidi e modalità sicure di smercio della cocaina in tutta Italia».
AFFARI SENZA CONFINI L’indagine ha colpito in particolare le cosche Nirta-Strangio di San Luca e Morabito di Africo: tra maggio 2020 e gennaio 2022, l’organizzazione avrebbe movimentato 6 tonnellate di cocaina e i guadagni sarebbero stati portati fino a Panama, Colombia, Brasile, Ecuador, Belgio e Olanda: soldi che in parte sarebbero stati reimpiegati nell’acquisto di auto e beni di lusso, nonché usati per avviare e finanziare attività commerciali in Francia, Portogallo e Germania.