«A Pescara record di precari» I problemi della scuola in piazza

1 Novembre 2024

PESCARA. Prevedere risorse economiche per il rinnovo dei contratti nelle scuole, combattere il precariato e fermare l’autonomia differenziata lì dove si tenta di regionalizzare il sistema di...

PESCARA. Prevedere risorse economiche per il rinnovo dei contratti nelle scuole, combattere il precariato e fermare l’autonomia differenziata lì dove si tenta di regionalizzare il sistema di istruzione e ricerca nelle università. Sono le principali richieste avanzate dalla Flc (Federazione lavoratori della conoscenza) Cgil Pescara e Chieti, che ieri ha organizzato una giornata di sciopero con annesso presidio davanti all’ufficio scolastico provinciale di via Passolanciano.
«In Abruzzo e in particolare in provincia di Pescara la condizione di instabilità è particolarmente elevata», dice la segretaria provinciale Flc Cgil Augusta Marconi. «Nel corso di un’assemblea una docente ha raccontato di essere entrata di ruolo dopo 39 anni di precariato. E vi sono tantissimi casi simili». I contratti collettivi nazionali vanno rinnovati per oltre il 50 per cento dei casi, fa sapere il segretario regionale della Cgil Abruzzo Molise Carmine Ranieri, che per i prossimi giorni annuncia una serie di mobilitazioni del comparto pubblico, dalla scuola al settore trasporti, fino allo sciopero generale del 29 novembre.
«Si fermano i lavoratori della scuola, dell’università e della ricerca perché il Governo vorrebbe rinnovare i contratti facendo perdere loro dodici minuti di salario reale. Lo stesso problema riguarda tutti i lavoratori pubblici, compresi i dipendenti del trasporto pubblico locale. Questa finanziaria non dà risorse alla sanità, chiude e accorpa i plessi scolastici, 13 negli ultimi tre anni in Abruzzo».
«Bisogna fermare la scellerata decisione di ridurre a quattro anni l’istruzione secondaria superiore», aggiunge Marconi. «Per le università la diffusione del precariato, aggravato dalla proposta del ministro Bernini di istituire il preruolo, disegna un sistema di sfruttamento che non può più essere tollerato, mentre si agevola la proliferazione di atenei telematici». Kia Contini, tra i membri dell’Unione degli studenti (Uds) accende i riflettori sui «costi elevati del trasporto scolastico, così come sull’esiguo numero di corse per i pendolari e sulla carenza di strutture adeguate. Scenderemo ancora nelle piazze per far sentire la nostra voce e garantire il diritto allo studio», annuncia. (s.d.v.)