«A Pescara spetta la Corte d’appello»

5 Settembre 2014

In Consiglio sinistra, destra e M5S uniti: la città deve conservare il Tar e avere una sede distaccata dei giudici di secondo grado

PESCARA. Una Corte d’appello a Pescara. È stata questa la mozione all’ordine del giorno votata ieri all’unanimità dal consiglio comunale, che per una volta ha visto destra e sinistra, e il Movimento 5 Stelle, andare all’unisono. La questione riguardava la soppressione del Tar di Pescara, il Tribunale amministrativo, regionale che, secondo i piani del governo, dopo lo slittamento deciso dall’esecutivo, dovrebbe essere accorpato con il Tar dell’Aquila non più a partire dal prossimo ottobre, ma dal primo luglio del 2015. E ieri, il consiglio comunale straordinario, convocato su impulso del Nuovo centrodestra e di Forza Italia, ha deciso di invitare tutte le rappresentanze parlamentari abruzzesi ad assumere le iniziative possibili volte all’istituzione di una sede staccata della Corte d’appello a Pescara, oppure, in alternativa, di una sede ex novo, e dunque non staccata. E già, poiché sarebbe questo il grimaldello per poter far in modo che il Tar di Pescara non venga cancellato. Come previsto dalla riforma della Giustizia, al momento in discussione in Parlamento. Solo le sedi che ospitano una Corte d’appello potranno, infatti, avere una sezione del Tar.

E’ un’iniziativa dagli effetti tutti da valutare, quella presa dall’assise cittadina, visto che nel pacchetto delle riforme, al momento, si discute non solo della soppressione del Tar di Pescara (come anche di altri in Italia), ma persino della Corte d’appello dell’Aquila, che farebbe rimanere l’intera Regione senza una sede per un secondo grado di giudizio, con un totale dirottamento su Roma dei processi per le sentenze impugnate. Ma, almeno nelle parole di Francesco Pagnanelli (il consigliere comunale del Pd che ha inserito la modifica all’ordine del giorno che prevede specificatamente l’arrivo di una Corte d’appello a Pescara), non si tratterebbe di togliere il tribunale al capoluogo regionale. «Si potrebbe sia lasciare una Corte d’appello all’Aquila», ha spiegato il consigliere, che è anche avvocato, «la quale potrebbe racchiudere una particolare zona territoriale, e sia istituirne una nuova a Pescara che ricomprenda alcuni tratti della zona costiera».

Un’ipotesi che però difficilmente troverà udienza a Roma in tempi di spending review.

La palla, dunque, è ora passata ai parlamentari abruzzesi, alcuni dei quali ieri sono intervenuti. A partire dai «governativi», Federica Chiavaroli, Ncd («Madia, purtroppo, non ha molta conoscenza dell’Abruzzo e ha guardato solo i numeri dei due Tar» ha sottolineato la senatrice riferendosi al ministro della Pubblica amministrazione), e Antonio Castricone, deputato del Pd, per il quale «va innanzitutto salvaguardata una Corte d’appello in Abruzzo»; per poi proseguire con i parlamentari di opposizione Gianni Melilla, di Sel, e Andrea Colletti e Gianluca Vacca, del M5S. Anche il presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, s'è visto tra il pubblico verso la fine del Consiglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA