A rischio chiusura nidi e scuole d’infanzia

15 Aprile 2020

In città 27 strutture private. Inviata lettera a Conte: «Dobbiamo pagare affitti, bollette e dipendenti»

PESCARA. A rischio chiusura asili nido e scuole d'infanzia privati, le cui economie si reggono sulle rette delle famiglie. A Pescara sono 27 le strutture con migliaia di bambini (da zero a sei anni) e centinaia di dipendenti, tra educatori, personale mensa e pulizie, amministrativi. Tantissime le famiglie preoccupate per il futuro dopo la chiusura degli istituti privati ai primi di marzo, in contemporanea con le scuole pubbliche, a causa del coronavirus.
Lancia l'allarme Stefania Saponara, presidente della neo costituita Finesi, Federazione italiana nidi e scuole d'infanzia, che raggruppa al momento 31 istituti su oltre 150 presenti sul territorio regionale. La Federazione (con sede in via Tibullo 40, a Pescara), che collabora attivamente con il comitato nazionale EduChiAmo, diretto da Vincenzina Cinzia D'Alessandro, ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro della Pubblica istruzione Lucia Azzolina, e per conoscenza ai vertici regionali e associazioni di consumatori, per chiedere aiuti sufficienti per superare l'emergenza.
In linea con le preoccupazioni dei cittadini fruitori del servizio scolastico è anche Federconsumatori che segnala, attraverso il presidente Emilio Viafora, «l'impossibilità delle famiglie, già afflitte da precarie condizioni economiche, di far fronte a tali onerosi costi». Famiglie «anche meno abbienti» che si sobbarcano «rette salate», costrette a scegliere le scuole private «in aree del Paese dove gli asili nido pubblici sono pochi o inesistenti». «La nostra situazione è precaria, siamo fermi dai primi di marzo ma le spese corrono, tra affitti, bollette e dipendenti», spiega Saponara, supportata dall'altro referente regionale, Chiara Chenet, «rischiamo di non riaprire le scuole. Siamo completamente ignorati dal governo centrale al quale chiediamo aiuti per superare l'emergenza in attesa della cassa integrazione il cui iter sembra lontano».
Gli asili e le scuole d'infanzia privati si sostengono grazie alle rette, pagate mensilmente dalle famiglie, che si aggirano sui 450 euro. «Qualche genitore ci sta aiutando, continuando a erogare», ringrazia il presidente di Finesi, «ma non tutti possono. Comprendiamo le loro ragioni, nessuno ha colpe in questo difficile momento. Noi siamo i primi a chiudere i battenti e forse saremo gli ultimi a riaprire, andare avanti è impossibile senza i contributi dei genitori. Vorremmo che il governo centrale prendesse in considerazione le nostre istanze, tenendo presente che i nidi privati coprono il 70% del territorio nazionale e sono micro imprese al 90% costituite da donne. Queste piccole imprese, per il tipo di regolamentazione a cui sono sottoposte, si reggono su economie fragili con spese di gestione altissime e i mancati ricavi, anche per un solo mese, incidono sensibilmente sulla possibilità di sostenere i costi di un intero anno». Tra le richieste di interventi immediati da parte del governo . Finesi ed EduChiAmo hanno inviato la missiva anche ai ministri dell'Economia e Finanze Roberto Gualtieri, al ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, al governatore dell'Abruzzo, Marco Marsilio, agli assessori alle Politiche sociali Piero Fioretti e alle Attività Produttive Mauro Febbo, oltre che alle associazioni Codacons, Anci e Aninsei (istituti non statali di educazione e istruzione).
Rebecca Cordi