A Roma per difendere l’olio d’Abruzzo

9 Gennaio 2019

Coldiretti a tutela delle 15mila aziende specializzate, producono 14mila tonnellate di prodotto

PESCARA . «La burocrazia fa più danni delle calamità»;questo è il messaggio che i giovani olivicoltori abruzzesi hanno lanciato ieri a Roma durante una manifestazione organizzata davanti al ministero delle Politiche agricole dove era stato fissato l’incontro di una delegazione guidata dal presidente Ettore Prandini con il ministro Gian Marco Centinaio. Nei cartelli dei manifestanti frasi come “Solo promesse per l'olio italiano nessun interesse”, “Produzione dimezzata, olivicoltura dimenticata”, ma anche riferimenti espliciti all’Abruzzo in cui si leggeva “la burocrazia colpisce come il terremoto” e, appunto, “burocrazia fa più danni delle calamità”. «L’obiettivo» spiega Coldiretti Abruzzo «è salvare il prodotto simbolo della dieta mediterranea di fronte ad una crisi storica che va affrontata responsabilmente con interventi straordinari a livello regionale e nazionale».
Diverse le criticità del settore da affrontare per salvare un settore strategico per la salute dei cittadini: dall’invasione di olio straniero a dazio zero al falso Made in Italy, dalle contraffazioni fino ai cambiamenti climatici e agli effetti dei disastrosi eventi estremi, che sono alcune delle criticità il presidio del territorio. In Italia sono oltre 400mila aziende agricole e in Abruzzo circa 60mila di cui 15mila specializzate nella produzione di olio. In riferimento al cambiamento climatico, con una produzione praticamente dimezzata, è stato infatti l’olio extravergine di oliva Made in Italy a subire quest’anno gli effetti più pesanti del cambiamento climatico (con una netta diminuzione anche in Abruzzo dove in alcune zone la produzione è crollata anche del 50%) come emerge dallo studio “Salvaolio” della Coldiretti presentato ieri mattina in cui si evidenzia che per la prima volta nella storia la produzione spagnola stimata quest’anno in 1,6 miliardi di chili è superiore di oltre sei volte quella nazionale che potrebbe essere addirittura sorpassata da quella della Grecia e del Marocco. «In questo scenario per rimanere competitivi e non essere condannati all’irrilevanza in un settore fondamentale per il Made in Italy», sottolinea Coldiretti «deve partire al più presto il Piano olivicolo nazionale 2.0 per rilanciare il settore con una strategia nazionale e investimenti adeguati, ma le preoccupazioni riguardano anche le conseguenze del crollo dei raccolti in quanto nel nuovo anno le importazioni di olio di oliva dall’estero sono destinate a superare abbondantemente il mezzo miliardo di chili con il risultato che sul mercato nazionale più di due bottiglie di olio di oliva su tre conterranno prodotto straniero».
Coldiretti Abruzzo ricorda inoltre che il comparto olivicolo conta in Regione circa 6 milioni di piante su circa 46mila ettari che rappresentano circa il 50% della superficie agricola arborea utilizzata, un totale di circa 60mila aziende di cui 15mila che coltivano prevalentemente olivo, oltre 350 frantoi e tre Dop presenti nelle province di Chieti (Colline Teatine), Pescara (Aprutino Pescarese) e Teramo (Pretuziano delle colline teramane). La produzione media abruzzese è di circa 14mila tonnellate di olio negli anni di carica anche se la campagna olivicola di quest’anno ha subito una forte diminuzione della produzione.
Matteo Del Nobile