A24-A25, nuovo colpo di scena Le autostrade tornano all’Anas

Per i giudici d’appello «Automobilisti a rischio». Ma se è vero andrebbero subito chiuse
PESCARA. La giustizia amministrativa è come un’autostrada: viaggia su due corsie diverse e in senso opposto di marcia.
Al Tar Lazio, che per due volte ha tolto A24 e A25 dalle mani di Anas, dando ragione alla società di Toto, Strada dei Parchi, e torto al Governo e al ministro delle Infrastrutture uscenti, ha risposto ieri il Consiglio di Stato. Che in tempo record ha ribaltato il verdetto con una motivazione laconica, e fin troppo sbrigativa per l’effetto dirompente sui cittadini costretti a viaggiare su una sorta di ottovolante di decisioni che si contraddicono l’una con l’altra.
EFFETTO CHOC
Nell’ordinanza che rimette alla porta la concessionaria Sdp infatti si sostiene l’esistenza del peggiore dei pericoli, quello del crollo dei viadotti. Quanto basta al giudice Diego Sabatino, presidente della Quinta sezione del Consiglio di Stato, per riconsegnare all’Anas le due autostrade che collegano l’Abruzzo a Roma. È come se Anas fosse in grado di annullare lo spettro di un secondo ponte Morandi nel giro di poche settimane, quelle che dividono la decisione di ieri dall’udienza di merito del 20 settembre del Tar Lazio che, come si diceva, viaggia su una corsia opposta. Ma il Consiglio di Stato fa anche di più: fissa al 25 agosto il proprio merito, viaggiando d’anticipo sui colleghi del Tar. Insomma, in una torrida estate di esodi di massa ripartiti dopo il lungo stop per pandemia, l’Abruzzo si ritrova al centro di un vero e proprio cortocircuito di ordinanze che segnano la resa dei conti tra Ministero delle Infrastrutture e la società dell’imprenditore abruzzese, Carlo Toto. Mentre sull’ultimo provvedimento, adottato senza ascoltare la controparte e nel giro di poche ore dal deposito del controricorso di Anas, come a volerne sottolineare l’urgenza, aleggia un dubbio amletico.
QUAL È LA VERA DOMANDA
Se è vero che quei viadotti rischiano di crollare perché il Consiglio di Stato non ha optato per una decisione più saggia: la chiusura immediata di A24 e A25? E ancora: perché Anas, ieri, venuta a conoscenza dell’ordinanza che le rispalanca le porte, anzi i caselli, è rimasta inerme, al contrario del 7 luglio scorso quando, forte del decreto del governo, si presentò insieme alla Digos negli uffici di Sdp? La stessa domanda sulla sicurezza dei viadotti venne fatta il 26 ottobre del 2018, in un vertice su A24 e A25, dall’allora prefetto dell’Aquila, Giuseppe Linardi, all’ingegnere Placido Migliorino, il dirigente apicale del ministero delle Infrastrutture in fatto di vigilanza sulla sicurezza autostradale. Che già allora rispose in modo chiaro: «Adesso A24 e A25 sono più sicure», scongiurando una drastica chiusura per ordine prefettizio. Cosa farà oggi il prefetto dell’Aquila, Cinzia Torraco, subentrata nel 2019 a Linardi, dopo aver letto l’ordinanza del Consiglio di Stato che smentisce anche Migliorino?
L’ORDINANZA
Ecco cosa scrive il giudice d’appello: «Considerato che, per la delicatezza della fattispecie in esame (che attiene alla tutela della circolazione autostradale e all’incolumità degli utenti) e la tipologia delle questioni sottoposte (dove viene in rilievo la problematica della continuità della circolazione in condizioni di sicurezza e l’esigenza di scongiurare il rischio di cedimenti strutturali delle infrastrutture) appare prioritaria la considerazione delle ragioni di periculum vantate». Firmato Diego Sabatino, presidente di sezione del Consiglio di Stato.
STUPORE E DISAPPUNTO
E come replica Sdp? «Strada dei Parchi esprime stupore e disappunto per una scelta che non può che discendere da una precisa quanto incomprensibile volontà esercitata in passato, nemmeno dopo i tragici eventi consumatisi su altre autostrade». Cioè la strage del ponte Morandi a Genova. «Ciò che appare quantomeno anomalo», continua la società abruzzese sfrattata ancora una volta dopo aver ripreso il possesso di A24 e A25, «è la pervicace insistenza dimostrata dal Mims e dalla presidenza del Consiglio nel perseguire un’azione che sta solo comportando un ingente e costoso sforzo burocratico e che porterà a ingenti danni alle casse dello Stato. La vicenda poteva e doveva essere gestita diversamente, rispettando lo stato di diritto e il contratto in essere, oltre che facendo ricorso al semplice buonsenso a cui si è ispirato il Tar del Lazio nel suo doppio pronunciamento». Strada dei Parchi ricorda poi «di aver già comunicato ufficialmente, il 12 maggio 2022, l’intenzione di rinunciare alla concessione perché sono state create e perpetuate da parte del Concedente condizioni di insostenibilità della gestione dell’infrastruttura. Soprattutto per la mancata definizione del nuovo Piano economico finanziario (Pef), strumento fondamentale per rendere efficiente la gestione delle autostrade e garantirne la sicurezza antisismica. Uno stallo che si trascina da anni minando la stabilità economica della Società, da tempo impegnata a garantire comunque la sicurezza di A24 e A25, anche con investimenti superiori a quanto previsto dal contratto di concessione».
LA CORTE DEI CONTI
Ma l’ultimo passaggio della replica di Sdp è come una lama a doppio taglio: «Nel doveroso rispetto del decreto del giudice monocratico del Consiglio di Stato, e in attesa del giudizio di merito su cui si pronuncerà il Tar del Lazio, SdP garantirà la piena e leale collaborazione ad Anas per il subentro nella gestione di A24 e A25, tenendo in considerazione gli ulteriori sviluppi legislativi del decreto in via di approvazione alla Camera dove è previsto il preventivo parere della Corte dei Conti». Già, la Corte dei Conti che torna a incombere sul Decreto anti-Sdp dopo che un emendamento approvato ha cancellato dal testo, che tra oggi e domani sarà convertito in legge, quel passaggio che permetteva ad Anas avere carta bianca in mano eludendo persino il controllo della giustizia contabile.
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