A24-A25, verdetto atteso prima del voto

Strada dei Parchi presenta un nuovo ricorso per riavere da subito la gestione data all’Anas
PESCARA. A24-A25, il giudizio del Tar del Lazio imbocca due strade e il verdetto quindi sarà doppio.
Il primo è cautelare e correrà molto veloce: il giorno buono è compreso tra oggi e venerdì. Il secondo invece slitta a dopo le elezioni e sarà di merito, e cioè sostanziale ma non definitivo perché il Tar potrebbe, anzi dovrebbe, trasferire tutto nelle mani della Corte Costituzionale. Non è una scelta che sorprende quella adottata ieri mattina dal giudice Roberto Politi, presidente di sezione del tribunale amministrativo. È invece era l’unica possibile dopo che la società abruzzese Strada dei Parchi ha calato un asso: una consulenza della società Protos, tra le più accreditate in Italia in materia di ispezioni e monitoraggio di infrastrutture, che dimostra l’inerzia negli ultimi due mesi di Anas. Zero lavori di manutenzione e messa in sicurezza dal giorno in cui la società statale è subentrata alla privata Sdp nella gestione delle due autostrade che collegano l’Abruzzo a Roma. Lavori che invece sono stati portato avanti e in gran parte conclusi finché l’ex concessionaria è rimasta in sella. Questo, in estrema sintesi, ha dimostrato la Protos, al termine di un’accurata ispezione lungo le due tratte autostradali, che ha dato a Strada dei Parchi l’arma legale in più per chiedere al Tar Lazio di sospendere l’affidamento ad Anas.
I giudici amministrativi romani hanno così da un lato rinviato a una data che è ancora da definirsi la nuova udienza di merito e dall’altro annunciato un’ordinanza cautelare che può, per l’ennesima volta, ribaltare la situazione.
Il Tar del Lazio per ben due volte, il 12 e il 27 luglio scorsi, aveva concesso, in attesa di entrare nel merito, la sospensiva rispetto al decreto legge, poi trasformato in legge, del Consiglio dei ministri, rimettendo in sella Strada dei Parchi. Ma per due volte la decisione è stata annullata dal Consiglio di Stato che ha ribaltato il verdetto con due motivazioni diverse: nel primo caso con il pericolo di crollo, addebitandolo a Sdp; nel secondo caso con il fatto che il privato non avesse i fondi, richiesti allo Stato, per mettere in sicurezza le due arterie. Ma alla luce dei nuovi eventi, il primo dei due motivi viene di fatto smentito dalla consulenza della Protos. Mentre per quanto riguarda la sofferenza economica di Sdp, si può parlare di una motivazione boomerang perché lo stesso Consiglio di Stato, nel novembre del 2020, aveva nominato un commissario ad acta con il compito di approvare il nuovo piano economico finanziario (Pef), non aggiornato dal 2013, proprio per le inadempienze dell'allora Ministero per le Infrastrutture (Mit), ora Mims. Nel Pef era compreso il mega piano di messa in sicurezza sismica, di circa 6,2 miliardi di euro, e il controllo del prezzo delle tariffe. Ma dopo oltre due anni, il commissariamento non ha prodotto risultati. (l.c.)

