Abbandonata la discarica del Saline

18 Novembre 2016

Montesilvano, Milillo lancia l’allarme: contiene rifiuti pericolosi, ma la recinzione è distrutta e chiunque può accedervi

MONTESILVANO. «Attenzione a non passare sopra alla discarica blu». A mettere in guardia la popolazione di Montesilvano è l’associazione Nuovo Saline segnalando la pericolosità dell’area alla foce del fiume Saline, in passato recintata e oggi facilmente accessibile.

L’associazione ambientalista si riferisce a una zona situata a pochi passi dai Grandi Alberghi e dal Palacongressi dove, nel settembre del 2012, venne scoperta una discarica abusiva di rifiuti tombati, infiammabili e pericolosi. Gli scavi e le relative analisi, compiuti allora dagli uffici tecnici del Comune, avevano evidenziato, infatti, un’ennesima zona critica lungo il corso di un fiume già pesantemente martoriato dalla mano dell’uomo. Si trattava di un'area di circa 1200 metri quadrati al di sotto della quale, a una profondità di meno di tre metri, era stata individuata «ghiaia in matrice limoso-argillosa grigia», come evidenziava la relazione, «contenente rifiuti (plastica e resti di animali) con intenso odore di idrocarburi». Dal momento che durante le operazioni finalizzate alle analisi si erano sprigionati dei fumi di colore blu, il sito era stato ribattezzato “discarica blu”. Dopo aver dato comunicazione alla Forestale, che ha la competenza sul sito trattandosi di area demaniale, il Comune aveva provveduto alla messa in sicurezza dell’area provvedendo alla sua copertura con una membrana, alla realizzazione di una canaletta perimetrale di regimentazione delle acque piovane, all’installazione di una recinzione e all'apposizione di cartelli di avvertimento.

«Si può ben sperare che grazie alla conformazione geologica del sottosuolo, che dovrebbe essere composto da un corposo strato di argilla, si crei una sorta di tappo naturale impermeabile che impedisca una rapida e cospicua dispersione dei contaminati nell'ambiente», aveva spiegato l’allora assessore Vittorio Iovine. Il tutto con una spesa di circa 20 mila euro che avrebbe dovuto consentire, nella migliore delle ipotesi, di isolare l’area evitando così una ben più costosa bonifica. Da allora la situazione è diventata più pericolosa. «Quella recinzione è stata distrutta», denuncia infatti il presidente dell’associazione Nuovo Saline Gianluca Milillo, «e ora l'area è aperta al passaggio pedonale, senza che un cartello o un’insegna illustri il potenziale pericolo». Per questa ragione l’associazione ambientalista lancia il suo appello. «Allertiamo sia la cittadinanza, invitando tutti a non superare tale recinzione, sostare o attraversare quell’area», commenta Milillo, «sia i responsabili del sito perché la recinzione perimetrale e di separazione tra il sito e la riva fluviale sia ripristinata. Quest’ultima azione va realizzata prima delle piene invernali, essendo sottile il diaframma che separa l’area contaminata con la sponda fluviale».

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