Abbandonato dalla famiglia durante la fuga

Solo la madre gli ha assicurato la sua vicinanza, invitandolo ad arrendersi. L’aggressione alla sorella
PESCARA. Negli otto giorni di latitanza, Massimo Fantauzzi è stato completamente isolato dalla famiglia e da chi è stato al suo fianco in passato, dalla ex compagna alla figlia. Tutti hanno preso le distanze dal 46enne di Montesilvano augurandosi l’arresto in tempi rapidi, con messaggi sui social network ma non solo. Soltanto la madre, Lucia, in lacrime, dopo aver chiesto perdono alla famiglia Bevilacqua per la terribile morte di Antonio, ha lanciato un appello al figlio-killer invitandolo a consegnarsi alle forze dell’ordine. Assicurandogli che non lo avrebbe abbandonato mai e che rimarrà al suo fianco, come è sempre stato.
L’ex compagna di Fantauzzi, Antonella De Flavis, è intervenuta per dire che «la violenza con cui è stato ucciso Antonio è inaccettabile. Non ci può essere movente che giustifichi un’azione del genere. Se è stato lui deve pagare», ha detto la donna prima dell’arresto. Un intervento, il suo, anche a difesa della figlia ventenne, che è figlia anche di Fantauzzi. «Lei non c’entra niente né con il padre né con il delitto, deve essere lasciata in pace e deve continuare a vivere con serenità come le ragazze della sua età». Anche la giovane ha preso le distanze dal padre, su Facebook. Parlando del delitto e rivolgendosi al padre gli ha scritto sul social network. «Se sei stato tu meriti di fare la peggiore fine. Mi hai solamente rovinato la vita, grande bastardo, e spero che queste parole ti arrivino in un modo o nell’altro». Il loro non è mai stato un legame vero, ha aggiunto la ragazza accusando Fantauzzi di non essere «mai stato capace di fare il padre» e di essere «cresciuta sola» con la madre. «Mia figlia», ha aggiunto la De Flavis, «non può portare addosso il marchio di un omicidio commesso dal padre che non frequenta più».
I Fantauzzi, finiti nell’occhio del ciclone dopo l’omicidio e perfino minacciati, hanno anche pagato di persona per le colpe del ricercato. La sorella Sabrina, detenuta nel carcere di Chieti, è stata accerchiata da tre donne rom in una zona comune della struttura ed è stata colpita al volto a ripetizione. Al punto da rendere necessario il suo ricovero in ospedale. L’aggressione è stata interrotta solo grazie all’intervento di una agente penitenziaria.
Ieri il cerchio si è chiuso, facendo calare la tensione di questi otto giorni. Il sindaco di Montesilvano, Francesco Maragno, ha voluto ringraziare i carabinieri, mettendo in evidenza «il grande e apprezzabile sforzo». Sottolineando come, dopo l’omicidio, lontano dalla «quotidianità della nostra comunità», Montesilvano sia rimasta «scioccata e drammaticamente segnata». (f.bu.)
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