Abbazia Arabona, scontro tra ambientalisti e rettore

15 Febbraio 2021

Sotto accusa i lavori di potatura fatti eseguire dal sacerdote nel giardino storico Padre Luciano spiega: intervento condiviso con la Curia per riqualificare l’area

MANOPPELLO. Si moltiplicano gli interventi delle associazioni naturalistiche in merito ai lavori di ripulitura del giardino dell’abbazia di Santa Maria Arabona, recentemente eseguiti del neo rettore, padre Luciano Verdoscia, rientrato in Italia dall’Egitto dove svolgeva la sua missione pastorale. Lavori ritenuti «discutibili» e che avrebbero «gravemente rovinato il giardino storico» che occupa gran parte dell'area verde annessa all’abbazia e inserito, nel 2016, nella guida nazionale dei giardini storici d’Italia. A sollevarsi contro l’operato del sacerdote, fino ad esortarlo a rassegnare le dimissioni, le tante associazioni ambientaliste: il comitato “Manoppello Sicura” con Daniele Parlante supportato da Conalpa Coordinamento nazionale alberi e paesaggio onlus; Pro Natura Abruzzo, Touring Club Italiano - Club del territorio di Pescara, l’Aiapp (associazione italiana di Architettura del Paesaggio sezione Abruzzo-Lazio-Molise-Sardegna), il Fai delegazione di Pescara, l’Acheoclub con Giulio De Collibus. «Un giardino devastato, ricco di specie botaniche anche rare e uno dei parchi storici più eleganti e preziosi d’Abruzzo», scrivono in una nota, «rovinato dal massacro delle alberature storiche, colpite da pesanti capitozzature, e da diversi abbattimenti di alberi storici tra cui allori e oleandri».
Dal canto suo, Padre Luciano spiega che i lavori eseguiti, condivisi con la Curia, hanno avuto come fine quello del «reimpianto di nuove e variegate essenze autoctone arboree ed orticole, in modo da rendere il luogo sempre più una realtà di pregio e ricchezza floro-vivaistica». Lavori «portati avanti con la consulenza di giardinieri, potatori, e operatori del settore, che mi hanno rappresentato», dice il sacerdote, «che per la riqualificazione del giardino era necessaria un’opera di potatura, soprattutto di cespugli infestanti e piante appartenenti a un’unica specie Laurus nobilis ovvero il lauro, varietà molto comune e a detta della forestale non catalogabile e non protetta. Lavori sono stati eseguiti anche su un muro perimetrale e sulla fontana centrale ridotta a un acquitrino, nonché sono stati sfoltiti gli oleandri, altra pianta comunissima e non protetta».
Sul tema intervengono anche il naturalista Maurizio Blasioli e il presidente dell’Ads Marco Blasioli che dopo aver ammonito sull’utilizzo di maestranze qualificate per eseguire lavori sull’ambiente, si meravigliano di quanta «foga» si usi nell’intervenire sulla questione: «Siamo diventati tutti leoni da tastiera, bravi a indignarci o a commentare sui social network, mentre siamo rimasti inermi durante circa due mesi di lavoro effettuato in quel giardino. Ora è inutile addossare colpe e responsabilità. Rivolgiamo un appello al nostro sacerdote per aiutarci da subito a far tornare l’Abbazia ad essere abbracciata dal verde delle splendide piante ed essenze floreali del Giardino così da tornare un vero luogo dell’animo».
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