«Abbiamo dato voce ai ricordi, è stata un’esperienza terapeutica»

PESCARA. «Rigopiano è stata una chiamata, dopo il nostro ultimo lavoro sul naufragio della Concordia, ho deciso di occuparmi di questo caso incuriosito dai messaggi di tante persone che mi hanno...
PESCARA. «Rigopiano è stata una chiamata, dopo il nostro ultimo lavoro sul naufragio della Concordia, ho deciso di occuparmi di questo caso incuriosito dai messaggi di tante persone che mi hanno contattato per chiedermi di occuparmene. Ho subito capito che si tratta di una grande storia corale nella quale tutto il pubblico può identificarsi». Pablo Trincia ha iniziato così a lavorare al podcast, ora anche docuserie, dal titolo E poi il silenzio. Il disastro di Rigopiano. La serie dedicata alla tragedia di Rigopiano composta da 5 episodi, in onda da domani, è prodotta da Sky Italia e Sky Tg24 e realizzata in collaborazione con Chora Media, in esclusiva su Sky Tg24, Sky Documentaries e Sky Crime, in streaming su Now, in chiaro sul canale 50 del digitale terrestre e on demand.
La serie, presentata ieri sera in anteprima al Teatro Massimo di Pescara, ha visto la partecipazione anche dei sopravvissuti alla valanga e dei familiari delle vittime. «Entrando in teatro mi sono bloccato perché è stato come rivivere quei giorni», dice Marco Foresta, figlio di Bianca Iudicone e Tobia Foresta morti nella valanga, «lavorare con loro è stato come essere in famiglia. Sono riuscito a mostrargli cose che non avevo mai avuto il coraggio di tirare fuori dall’armadio». Foresta si commuove ripensando a quel bustone nero che, dopo mesi, gli inquirenti gli avevano ridato: dentro gli ultimi ricordi dei suoi genitori. «Questo momento è la fine di un percorso su questa vicenda, ma so che resteremo uniti», continua Foresta ricordando alla platea i momenti di convivialità vissuti con gli autori della serie. «In questi anni siamo stati anche usati alcune volte», interviene Giampaolo Matrone, che ha perso la moglie Valentina Cicioni ed è rimasto intrappolato nell'inferno di neve per 62 ore, «con loro è stato diverso, ci siamo raccontanti come mai abbiamo fatto». Un lavoro che per i sopravvissuti è stato anche e soprattutto «terapeutico», dice Foresta, «è stato un racconto personale, intimo. Tutti noi abbiamo delle cose dentro che spesso non riusciamo a tirare fuori. Poi arriva un momento in cui è necessario». Centrali nella serie anche i racconti delle vite dei dipendenti del resort rimasti travolti dalla valanga. «Grazie per aver nominato anche loro perché spesso si pensa solo a Roberto», dice commossa Emira De Acetis, moglie di Roberto Del Rosso, titolare dell’hotel, rivolgendosi al lavoro di Trincia, «ma lì eravamo tutti una grande famiglia».
A distanza di quasi otto anni e a ridosso dell’udienza fissata il 27 novembre in Cassazione, ieri i familiari hanno provato anche a fare, di nuovo, i conti con la giustizia. «Dopo Rigopiano c'è stato il ponte Morandi che ha tolto visibilità a questa vicenda», dice Rossella Del Rosso, sorella del titolare dell’hotel, «a mio parere questo ha fatto gioco anche in generale per le istituzioni, perché questa tragedia vede sul banco degli imputati lo Stato e le istituzioni: nulla ha funzionato sul piano della prevenzione e dell'emergenza».
«Nessun voyeurismo», ribadisce il vicedirettore di Sky Tg24, Omar Schillaci, raccontando la serie: «L'idea è stata quella di raccontare un fatto di cronaca con un passo giornalistico, attraverso il video e il podcast, nell'assoluto rispetto per il dolore di tutti. Non pensiamo di poter sollevare dal dolore, semmai di fare memoria». Oggi, dalle 10.30 alle 12, all’auditorium Flaiano Trincia incontrerà oltre 500 studenti delle classi del liceo Maior: tra i temi trattati ci saranno la scelta delle storie e l’importanza del ruolo dei media. (e.g.)

