«Abbiamo stravinto, ma non cerchiamo poltrone»

30 Maggio 2019

Parla Bellachioma, capo del Carroccio in Abruzzo: «Peccato per i nostri candidati all’europarlamento, ci penalizza il fatto di essere una piccola regione»

PESCARA . In cinque anni ha moltiplicato di 20 volte il consenso. Un’avanzata inarrestabile, per la Lega di Matteo Salvini che alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo ha ottenuto in Abruzzo 205.370 voti.
Alle europee di cinque anni solo l’1,49% degli elettori aveva barrato il simbolo del Carroccio (10.075 voti) che si presentava in tandem con Die Freiheitlichen (I libertari), un partito indipendentista della provincia autonoma di Bolzano. Oggi, la Lega guidata dal coordinatore regionale Giuseppe Bellachioma supera il 35% ma tutto questo, assicura, non cambierà i rapporti di forza dentro la Regione.
Onorevole Bellachioma, a cosa si deve, secondo lei, un risultato del genere? È un fatto di leadership, è un fenomeno che risente dell’onda lunga nazionale o della debolezza degli avversari? Oppure, è la voglia di cambiamento?
«Il successo della Lega segue sicuramente l’effetto domino avuto in tutta Italia e anche in altre regioni del Sud, come la Puglia e la Calabria. Il merito va in assoluto a Salvini che ci ha creduto, ci ha aiutati e stimolati nei momenti difficili, in questi 5 anni di avventura diventati una bellissima storia. Il merito va al popolo abruzzese che ci ha dato fiducia. La terza motivazione risiede nel fatto che in Abruzzo il partito ha un’organizzazione, una struttura, tantissimi militanti e bravi dirigenti. A un certo momento si sono messi tutti a disposizione per una grandissima campagna elettorale, così come è avvenuto per le regionali. La dimostrazione, oltre al voto per le europee, è anche nelle amministrative. Abbiamo tre sindaci in due grandi Comuni (Pescara e Montesilvano, ndr), e a Giulianova al ballottaggio vanno due liste di centrodestra».
Salvini cosa le ha detto?
«Abbiamo ricevuto tanti complimenti direttamente dal segretario federale. Bravissimi, ci ha detto. Un risultato inimmaginabile anche solo un anno fa. Nonostante l’ottimo risultato delle politiche eravamo al 13% e alle ultime regionali abbiamo raggiunto il 27%. Pensi, che alle Europee di cinque anni eravamo all’1,49%».
Alla luce di questo risultato cambieranno i rapporti di forza in Regione?
«Così come al governo nazionale, anche in Regione manteniamo i piedi per terra. Sarebbe troppo facile usare il voto per alzare la voce e avere poltrone in più, che non ci interessano. Il voto degli elettori va rispettato, come abbiamo detto oggi (ieri, per chi legge, ndr) durante la riunione congiunta (a Roma, ndr). Andiamo avanti, abbiamo più forza per sviluppare quelli che sono i temi per i quali ancora non siamo passati dalle parole ai fatti, ma non abbiamo alcuna intenzione di stravincere. In politica è importante vincere, ma lo è altrettanto rimanere con i piedi per terra. A volte è più difficile gestire un successo che sconfitta».
E a chi vi accusa di aver gestito in maniera poco produttiva il fiume di voti ottenuti, che non ha portato all’Europarlamento neanche un abruzzese, cosa risponde?
«È molto semplice. Questa legge premia le regioni più grandi, in termini di preferenze. Inoltre, analizzando il voto, si vede che in Abruzzo su circa 205mila preferenze riportate dal partito, circa 100mila sono state attribuite al simbolo. Del resto, c’è sempre un 50% di elettorato che vota il simbolo, è un fatto fisiologico. In Abruzzo non c’è stata alcuna debacle. Ovviamente, da parte mia c’è rammarico, perché era un’occasione unica. La De Blasis non è riuscita a entrare perché altri candidati hanno preso più voti. Questa legge elettorale non premia la percentuale ma la preferenze. Comunque, Possiamo essere fieri di quello che abbiamo fatto».