Abiti da lavoro, paga il Comune

29 Gennaio 2015

Sentenza del tribunale condanna a risarcire 1.200 euro a testa a 17 dipendenti

PESCARA. Il Comune dovrà risarcire 17 stradini che, per anni, hanno provveduto a lavare in proprio l'abbigliamento da lavoro. A ognuno di loro l'ente dovrà corrispondere 1200 euro. Lo ha stabilito il giudice del lavoro del tribunale di Pescara, Carmine Maffei, che ha accolto l'istanza dei ricorrenti e condannato Palazzo di città al pagamento della somma come risarcimento danni per essersi occupati, per anni, della pulizia del vestiario. Esulta il segretario provinciale della Uil Fpl Francesco Marcucci perché è stato proprio attraverso questa sigla sindacale che gli operai, tutti difesi dall'avvocato Stefano Dell'Osa, hanno deciso di rivolgersi al giudice. Queste persone spiega Marcucci, «hanno lavato per anni l'abbigliamento utilizzato in servizio, nonostante che la legge imponga al datore di lavoro di provvedere direttamente alla manutenzione e alla igienizzazione dei dispositivi di protezione individuale, tra cui quegli indumenti che hanno delle parti realizzate in materiale catarifrangente. Nonostante le numerose richieste, il Comune non ha mai ottemperato al proprio obbligo e oggi il tribunale ha finalmente sanzionato questa omissione condannando l'ente a risarcire la somma di 1.200 euro a ciascuno dei 17 dipendenti». Il sindacalista ritiene che la vicenda non si concluda in ambito locale e dice che «questa sentenza farà giurisprudenza» per cui c'è solo da essere soddisfatti, sostiene sempre la Uil, perché è stato ottenuto «un riconoscimento che permetterà a tutti i lavoratori che ne hanno diritto, su scala nazionale, di agire in giudizio per avere il risarcimento di quanto ingiustamente speso nel corso degli anni». Il pronunciamento di Maffei rimanda a un altro caso pescarese, peraltro ancora pendente, relativo al pagamento agli infermieri Asl del corrispettivo di 20 minuti necessari per indossare la divisa e toglierla, all'inizio e alla fine del turno, e prendere le consegne (sono circa 70 euro al mese). La battaglia legale avviata quattro anni fa dal sindacato Nursind per ottenere gli arretrati ha avuto, fino ad ora, esito positivo sia in primo grado sia in appello, ma la questione è ancora aperta perché la Asl ha deciso di rivolgersi alla Cassazione. (f.b.)