Abruzzesi sempre più longevi e istruiti

23 Giugno 2018

Pubblicato il report sul benessere complessivo. Si muore meno di tumore, ma gli spazi verdi nei capoluoghi sono scarsi

PESCARA . In Abruzzo si vive più a lungo. Rispetto al 2004, quando la vita media era di 81 anni, nel 2016 l’aspettativa di vita è salita a 82,8, perfettamente in linea con la media italiana. È aumentata, però, la mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso (29,2 persone ogni 10mila residenti, rispetto alle 23,2 del 2004), ma è diminuita quella per incidenti stradali, passata a 0,5 persone ogni diecimila residenti, rispetto alle 2,2 del 2004, e quella infantile, passata d 4,7 bimbi ogni mille nati vivi del 2004 ai 2,2 del 2016. Sono solo alcuni dei dati contenuti nella nuova elaborazione Istat, che stavolta si è cimentato nell’esame delle “Misure del benessere equo e sostenibile dei territori”. Il report è stato appena pubblicato.
I TUMORI. In Abruzzo si muore meno di tumore, rispetto al 2004, quando 9,2 residenti ogni 10mila abitanti non ce la facevano a sconfiggere la malattia. Alla fine del 2016 il tasso si è ridotto a 8,9, appena inferiore alla media nazionale, che è di 9. Nella nostra regione, tuttavia, sono evidenti molte disomogeneità per aree. La provincia con il tasso di mortalità più alto è quella dell’Aquila (10,3 per centomila residenti). Le altre tre province si attestano tutte su 8,5 casi, mezzo punto più giù della media nazionale.
SICUREZZA. Nel 2016 in Abruzzo si sono verificati 0,5 omicidi per centomila abitanti. Ad alzare la media regionale, a fronte dello zero dell’Aquila e dello 0,3 di Chieti e Teramo, l’1,2 di Pescara. Sono stati denunciati, sempre nel 2016, 5,3 delitti violenti ogni 10mila abitanti (a guidare la classifica è sempre Pescara, con un tasso di 6,2). La provincia più tranquilla è stata quella di Chieti, che presenta un indice pari a 4.
ISTRUZIONE. Un capitolo importante del report è quello che fotografa il pianeta istruzione, un aspetto che pone l’Abruzzo ai vertici della classifica nazionale soprattutto per quanto riguarda la percentuale di laureati nelle province dell’Aquila e Pescara. In regione la percentuale media di chi possiede un titolo universitario è del 24%, di 0,4 punti più bassa della media nazionale , ma di quasi 4 punti superiore a quella del Mezzogiorno (area geografica nella quale l’Istat continua a considerare l’Abruzzo).
A far salire la media sono le performance di due provincie: L’Aquila, che presenta un tasso di laureati del 32,2% e Pescara (25,8) a Teramo la percentuale si attesta sul 20,6 e a Chieti sul 19,5. I dati si riferiscono al 2016, e sono in aumento in tutte le province, rispetto al 2004, quando la media regionale era del 16,7%. Sempre a proposito di laureati, l’Istituto nazionale di statistica rileva che la mobilità dei giovani che vanno a cercare occasioni fuori dai confini regionali è diminuita del 14,9 per mille.
Ad avere il diploma, invece, nel 2016 era il 63,6% della popolazione (nella fascia di età fino a 64 anni), a fronte del 53,7% del 2004. È diminuita, invece, la partecipazione dai bambini aventi diritto alla scuola dell’infanzia, che è passata dal 97,1% dell’anno scolastico 2008-2009 al 94,4% del 2015-2016.
La provincia nella quale la diminuzione è stata meno consistente è quella di Chieti, dove il 96% dei bambini frequenta la scuola dell’infanzia (L’Aquila 94,2%, Pescara 93,6% e Teramo 93,4%). La media italiana si ferma al 92%, mentre quella del Mezzogiorno è del 92,9%.
LE PENSIONI. Il report analizza l’andamento degli ultimi cinque anni. In Abruzzo, mediamente, nel 2016 un pensionato ha percepito 16.019 euro, a fronte dei 14.603 del 2011. La provincia con le pensioni più alte è L’Aquila (17.309 euro), seguita da Pescara (16.732), Chieti (15.285) e Teramo (14.980). L’unica provincia quasi in linea con la media nazionale, che è di 17.684 euro, è L’Aquila.
La media dei pensionati residenti nel Mezzogiorno, invece, riceve 15.569 euro l’anno, a fronte dei 18.842 del Centro e dei 18.599 del Nord.
IL LAVORO. Gli indicatori del lavoro, fermi al 2016, sono già stati superati dai dati diffusi ieri l’altro dalla Banca d’Italia, che per l’Abruzzo parla di un tasso di occupazione, riferito al 2017, pari al 56,8% e di disoccupazione pari a 11,7%, entrambi con un forte gap di genere a sfavore delle donne. Sempre secondo Bankitalia, il reddito disponibile pro-capite è di 16.187 euro, in aumento dell’1,6% rispetto al 2015.
I PRESTITI BANCARI. La crisi manifesta i suoi effetti anche se si analizzano i prestiti “in sofferenza” concessi alle famiglie dal sistema bancario regionale.
Nel 2016, in Abruzzo, il 2,2% delle famiglie faceva fatica a restituire il denaro, a fronte dell’1,6% che si riscontrava nel 2004.
Un dato nettamente superiore alla media nazionale che si attesta sull’1,5%.La provincia con le sofferenza più alte è quella di Teramo (2,7%), seguita da Pescara (2,2), Chieti (2,1%) e L’Aquila (1,8%).
IL VERDE. L’Abruzzo regione verde d’Europa per definizione, secondo l’Istat possiede una densità di verde storico, e parchi urbani di notevole interessi pubblico inferiore alla media nazionale, che è dell’1,9%.
In regione, invece, in media si attesta sullo 0,7%, esattamente come accadeva nel 2011. Il dato viene misurato nei comuni capoluogo di provincia e vede in testa Pescara, con il 2%.Seguono Teramo e L’Aquila con un misero 0,1 e 0,3%. Il dato di Chieti non risulta pervenuto. Nel Nord l’indicatore si attesta sul 2,5%.
MUSEI E AGRITURISMO. Nel 2016 in Abruzzo erano presenti 5,3 aziende agrituristiche per 100 chilometri quadrati, a fronte di 0,2 musei. La provincia più fornita (di agriturismi) è quella di Teramo (12,4), seguita da Pescara (8), Chieti (5,9). Fanalino di coda è L’Aquila, con 1,6.
INNOVAZIONE. Il rilevamento si ferma al 2012, quando in Abruzzo sono stati registrati 10,4 brevetti per milione di domande presentate all’Ufficio europeo di riferimento.