Abruzzo, così la pandemia ha cambiato i redditi Irpef

Tra le città Teramo risulta la più ricca (+0,87%) rispetto all’anno precedente Seguono L’Aquila (+0.08%) e Pescara (+0,03). Perde solo Chieti (-0,23%)
La pandemia ha modificato redditi e disponibilità delle famiglie, con differenze notevoli. Il Nord risulta decisamente più colpito del Sud. In Abruzzo Chieti è l'unica penalizzata, con una diminuzione del reddito medio dello 0,23%. In controtendenza gli altri tre capoluoghi di provincia, dove il reddito è aumentato: Pescara guadagna lo 0,03%, L'Aquila è a +0,08%, Teramo risulta la più ricca con lo 0,87% in più.
È il quadro che emerge dai dati delle dichiarazioni Irpef 2021, basate sui redditi percepiti nel 2020, dei principali comuni italiani resi disponibili dal ministero del Tesoro ad aprile. Tra pandemia, restrizioni alle attività economiche e ripresa a macchia di leopardo alcuni territori, quanto a imponibile, hanno accusato maggiormente il colpo. L'Abruzzo è tra le aree che fanno eccezione: in tre città su quattro si è guadagnato di più rispetto al 2019.
CRISI TURISMO
Le città d’arte, dove il turismo ha subìto una brusca frenata, sono tra le più colpite. Al vertice della classifica per contrazione degli stipendi c’è Venezia che registra, nella differenza tra 2019 e 2020, una riduzione del 4,36% dell’imponibile pro-capite, mentre Firenze si piazza al quarto posto tra le peggiori con un -1,98% seguita sa Prato (-2,77%) e Como (-2,71%). A Milano il crollo dei redditi è più contenuto: nella "locomotiva d’Italia" si passa da un reddito medio di 34.189 euro nel 2019 a 33.936 euro nel 2020, con una perdita di imponibile dello 0,74%. Un calo leggermente superiore rispetto a Napoli e Palermo che si attestano a -0,6%. A Roma, invece, si passa da 26.758 a 26.631 euro di reddito medio pro- capite con una riduzione dello 0,48%. Leggermente migliore il dato su Bologna che segna un calo dello 0,32%.
TIENE L'ABRUZZO
Cali lievi in città come Lucca e Chieti, unico capoluogo abruzzese a segnare una contrazione: il reddito medio è passato da 20.823 a 20.775 euro (-0,23%). La pandemia non ha intaccato i redditi dei pescaresi che, al contrario, sono saliti passando dai 22.083 euro medi del 2019 ai 22.090 euro dell'anno successivo, con un +0,03%. È andata ancora meglio all'Aquila dove il reddito pro-capite medio da 22.380 euro è arrivato a 22.398, facendo segnare un +0,08%. Teramo fa meglio di tutte: 20.493 euro di reddito medio nel 2019 e 20.671 nel 2019 (+0,87%).
IL SUD GUADAGNA
Scendono di poco Trento (-0,19%) mentre Siena, Matera, Varese e Trieste segnano solo un -0,06%. A saltare all'occhio è l'aumento, seppur lieve, dei redditi nelle cittadine del Sud: ben 54 capoluoghi registrano per il 2020 una crescita del reddito medio. Si tratta nella maggior parte dei casi di città di piccole dimensioni. La migliore tra le piccole è Campobasso con un +1,69% ma tra chi cresce in termini reddituali troviamo anche capoluoghi come Bari, Cagliari e Brindisi. A Isernia il reddito medio è passato da 19.253 a 19.500 euro (+1,28%), a Bolzano da 25.728 a 26.095 (+1,43%), a Campobasso da 20.627 a 20.976 (+1,69%).
LE DIFFICOLTà
Secondo l'ultimo report della Banca d'Italia l'anno scorso il Pil italiano ha registrato il calo più pesante dalla seconda guerra mondiale. I consumi, scesi del 10,7 per cento rispetto all'anno precedente, hanno risentito dei provvedimenti di restrizione all'attività economica. Le imprese hanno interrotto i piani di accumulazione, determinando una flessione degli investimenti fissi lordi del 9,1 %. Le ricadute sul mercato del lavoro sono state pesanti, ma il ricorso agli ammortizzatori sociali esistenti e a quelli straordinari, introdotti durante la crisi, ha contribuito ad attenuarle in misura sostanziale. Alla forte caduta delle ore lavorate ha corrisposto una riduzione più moderata del numero di occupati: la perdita occupazionale è stata concentrata tra i lavoratori autonomi e tra quelli con contratto a termine, specie nei servizi, penalizzando in particolare giovani e donne. La riduzione del reddito disponibile, causata dall'emergenza sanitaria, è stata ampia e assai eterogenea tra le famiglie, con una flessione, nel complesso, decisamente minore di quella del Pil, come dimostrano i dati relativi alla differenza di reddito tra 2019 e 2020. La contrazione dei consumi ha prodotto un aumento della propensione al risparmio.
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