Abruzzo, cresce il numero di occupati: +4% in un anno Aumenta anche l’export

Le rilevazioni dell’Istat: sul lavoro è la seconda regione in Italia dopo la Sicilia Le esportazioni superano i 10 miliardi di euro con un +13,6% rispetto al 2022
Le ultime rilevazioni dell’Istat sull’andamento delle esportazioni e del mercato del lavoro sono davvero incoraggianti e lasciano pensare a un Abruzzo pronto ad affrontare le sfide del futuro. Non si conosce ancora il valore del Pil per il 2023, ma la previsione effettuata da Svimez indica una percentuale positiva, simile a quella prevista per l’Italia, la cui economia tiene piuttosto bene nel contesto europeo e appare più resiliente di altri paesi della zona euro che si trovano in una fase di stagnazione, come confermano i dati Eurostat e Fondo Monetario Internazionale.
Esaminiamo le esportazioni: superano i 10 miliardi di euro e aumentano del 13,6% rispetto al 2022, collocando la regione al quarto posto come tasso di incremento, ma tenuto conto dei modesti valori di partenza di Calabria e Molise e della dimensione della Campania si può senz’altro affermare che l’Abruzzo occupa una posizione di assoluta importanza. Viene così confermato il ruolo strategico svolto dall’export nell’ambito dell’economia abruzzese, suffragato dall’elevata incidenza sul Pil, che oscilla intorno al 30% (oltre il doppio della media meridionale), e dall’alto tasso di specializzazione di alcuni settori produttivi che consente di essere fortemente competitivi e di raggiungere mercati lontani. L’aumento del 2022/2023 è dovuto soprattutto alla consistente ripresa dei mezzi di trasporto (21,5%) e al forte incremento del settore chimico-farmaceutico(49,4%)), ma non va trascurata anche la performance di alimentari e tabacchi (7,0%) e tessile-abbigliamento e pelli (20,1%), comparti costituiti in gran parte da imprese endogene di piccole-medie dimensioni. Anche il mercato del lavoro manifesta un andamento positivo.
L’occupazione in Abruzzo cresce del 4% contro il 2,1% della media nazionale, l’aumento si colloca al secondo posto dopo la Sicilia fra tutte le regioni italiane, e il tasso di occupazione si porta al 61,3%. Il numero complessivo dei posti di lavoro è pari a 502 mila, mentre il tasso di disoccupazione scende all’8,1% dal 9,4% del 2022 , avvicinandosi al valore dell’Italia. Ad eccezione dell’agricoltura, tutti i settori contribuiscono alla performance, in particolare l’industria in senso stretto che con un incremento del 10,7% consente di sottolineare la vocazione manifatturiera della regione. Sulla base di questi indicatori sembra ripristinarsi, sia pure lentamente, un clima di maggiore stabilità e fiducia , anche se per giovani e donne esistono non poche difficoltà di inserimento nei circuiti occupazionali.
Per la componente femminile sono stati fatti indubbi progressi rispetto al passato, tanto è vero che il tasso di occupazione oggi raggiunge il 52,5% (era al 47,5%), 16 punti al di sopra della media meridionale. Tuttavia, appare ancora insufficiente ove si pensi al divario con la componente maschile (oltre 18 punti) e al grande contributo che il lavoro delle donne può apportare alla crescita dell’economia. Il sistema economico abruzzese ha operato in una fase storica caratterizzata da pandemia, guerra e inflazione.
Ora, l’inflazione sta rientrando entro l’obiettivo del 2%, e nel mese di febbraio è stata dello 0’8%; esiste qualche incertezza sui prezzi di alcuni beni alimentari e dei servizi, ma nel complesso la lotta all’inflazione sembra essere stata vinta. Si avverte perciò l’esigenza di allentare la stretta monetaria da parte della Banca Centrale Europea. La sua persistente preoccupazione circa l’apertura di una spirale fra prezzi e salari, con salari più alti a causa del rinnovo dei contratti di lavoro, sembra non tenere conto della debole domanda che l’inflazione ha prodotto riducendo il potere d’acquisto dei lavoratori. Un’adeguata dinamica salariale potrebbe invece stimolare i consumi e favorire la ripresa. La riduzione dei tassi di interesse non è più rinviabile non solo per consolidare i risultati ottenuti ma anche per proiettare l’economia verso la crescita. Ciò vale soprattutto per l’Abruzzo, dove il sistema bancario a fronte di circa 30 miliardi di depositi concede prestiti per meno di 21 miliardi ( novembre 2023), e non per responsabilità delle banche ma per la fiacca domanda di credito. Mobilitare il risparmio significa produrre investimenti privati in grado di innalzare il potenziale di crescita della regione, da affiancare agli investimenti pubblici che da soli non riescono a creare quegli stimoli sufficienti al cambiamento. Crescita, produttività, Pil pro capite, innovazione saranno ancora i temi del futuro, con i quali si misura il benessere delle persone, i consumi delle famiglie e le aspettative delle imprese. Ed è giusto che sia così perché è lo sviluppo che determina redditi, lavoro e salari. È lo sviluppo che genera gli investimenti necessari alla transizione ecologica. La sostenibilità deve essere inserita nel circuito della crescita industriale. Diversamente diventa un concetto astratto e ripetitivo.*economista
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