Abruzzo, dati più alti d’Italia perché i test sono da record

Il report che fa chiarezza: primi anche per tamponi, riusciamo a scoprire più contagi
L’incidenza dei casi Covid, in Abruzzo, non ha eguali nel resto d’Italia. Nella nostra regione, alla luce dei dati delle ultime 24 ore, l'andamento settimanale dei contagi è salito a 1.100 ogni centomila abitanti. Un numero quasi doppio rispetto ad altre regioni molto più popolate, come la Lombardia o il Piemonte. Come mai questo accade? L’Abruzzo fa un numero di tamponi da record e per questo riesce a scoprire più contagi. Lo conferma un report del ministero della Salute, di cui il Centro è venuto in possesso.
IL NUMERO CHIAVE
Il valore dell’incidenza, in Abruzzo, è il più alto in tutto il Paese, come mostra la tabella che pubblichiamo a fianco. Guardiamo dall’alto in basso, in questa triste classifica, anche altre regioni molto più popolate come Lazio e Campania. Questo accade perché l’Abruzzo fa un numero enorme di tamponi per la ricerca del Covid, in rapporto alla popolazione che ha (1.285.256 residenti).
Mediamente, nella nostra regione, ne vengono fatti ogni settimana 6.697 ogni 100mila abitanti. Per intenderci, la Lombardia, che ha quasi 8 volte i nostri abitanti, fa quasi la metà dei nostri tamponi.
Nonostante l’altissima incidenza, infatti, il tasso di positività dei test abruzzesi è addirittura al di sotto della media nazionale (15,5%). Quest’ultimo dato è un indicatore chiaro per risolvere il rebus dell’incidenza: da noi il virus viene cercato molto di più che in altre regioni, dove la macchina dei tamponi ha già scalato la marcia.
Questa tendenza a moltiplicare i tamponi ha fatto esplodere l’incidenza dei contagi settimanale, ma la percentuale dei test con esito positivo resta piuttosto bassa da noi. Ed è un dato che fa tirare un sospiro di sollievo.
LA SITUAZIONE SUL TERRITORIO.
Ciò non significa che il Covid in Abruzzo stia faticando ad attecchire. Il numero dei contagi continua ad aumentare e nell'ultima settimana sono stati 14.025 (+8% rispetto ai 7 giorni precedenti). Solo ieri ne sono stati scovati altri 2.633 (il più giovane è un bimbo di appena 1 mese, residente nell’Aquilano, il più anziano contagiato ha 103 anni ed è una donna di Pescara): sono stati scoperti grazie a 2.856 tamponi molecolari e 11.072 test antigenici. Il Covid, dunque, non arresta la sua morsa e fa altre sei vittime: tre risalgono ai giorni scorsi ma sono state comunicate alla Asl solo ieri. Gli altri tre, tutti maschi, sono un 87enne dell’Aquila, un 88enne di Collecorvino e un 93enne di Villamagna. Solo in Abruzzo, dall’inizio della pandemia, sono morte 3.182 persone a causa del Covid.
Ma il dato notevole è anche un altro: a fronte di 1.833 persone che si sono messe alle spalle l’incubo Covid e sono guaritigli abruzzesi che attualmente lottanno con il virus sono 50.599.
LA PRESSIONE
SUGLI OSPEDALi.
Il Covid continua a diffondersi sul territorio, ma la pressione sugli ospedali fortunatamente resta stabile. Al momento sono 322 i pazienti (-4 rispetto a ieri) ricoverati in area medica; 10 (-1) lottano con il Covid in terapia intensiva. Guardando ai dati settimanali, i ricoveri in area medica sono stabili, ma scendono le terapie intensive. Il tasso di occupazione dei posti letto è al 6% per le terapie intensive e al 23% per l'area non critica.
Province e città più colpite.
L’epicentro dei contagi sembra essersi spostato verso il Chietino. Questa provincia, infatti, ha l’incidenza settimanale di contagi più alta della regione: sono 1.206 ogni 100mila abitanti. Seguono, per quanto riguarda l'incidenza settimanale, il Teramano (1.105), il Pescarese (1.049) e l'Aquilano (799).
Ieri la provincia di Chieti ha fatto registrare il numero di casi più elevato: ben 812 in appena 24 ore, più dietro c’è Pescara (654), poi L’Aquila (+471) e infine Teramo (+598). Con i dati di delle ultime 24 ore, la provincia di Chieti ha toccato quota 100 mila casi Covid da quanto è iniziata la pandemia. E infine, la città di Chieti si piazza al secondo posto tra le città più colpite nelle ultime 24 ore, con 145 nuovi casi, dietro solo a Pescara (227). A seguire anche Montesilvano (+124), Teramo (+103) e L’Aquila (+93).
LE BUONE NOTIZIE.
Dopo una scorpacciata di cattive notizie, c’è anche qualche nota lieta che riguarda l’arma principale per combattere il virus. Lo studio sull’efficacia dei vaccini del professor Lamberto Manzoli, epidemiologo pescarese e docente all’Università di Bologna, è stato appena pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica internazionale “MDPI”. «Ciò significa che lo studio ha subito una revisione minuziosa da parte di altri colleghi scienziati», spiega Manzoli, «che ne hanno certificato la qualità e l’affidabilità». Un bollino che certifica quanto scoperto dall’esperto pescarese: il suo team di ricerca, con esperti e ricercatori anche della Asl di Pescara e dell’Università di Ferrara – aveva analizzato lo stato dei 252.365 abruzzesi che avevano ricevuto tre dosi di vaccino fino a febbraio, dei 684.860 che ne avevano ricevute due, dei 29.401 con una sola, e dei 313.068 ancora senza vaccino.
È stato il primo grande studio al mondo sull’efficacia dei sieri contro la variante Omicron. L’esito del report dice che il vaccino ha evitato oltre l’80% di casi gravi o mortali di Covid, ma non ha fermato i contagi. Dall'inizio della campagna vaccinale (2 gennaio 2021), fino alla fine del follow-up (18 febbraio 2022), si è infettato il 13,4% della popolazione (170.761 persone, che si sono aggiunte alle 80mila infettate in precedenza)», si legge nello studio, «oltre l’80% delle infezioni si è verificata durante il periodo di predominanza della variante Omicron, che è apparsa 30 volte più contagiosa delle precedenti varianti, sebbene clinicamente meno severa: nei periodi precedenti, è deceduto il 4,5% degli infetti non vaccinati, contro lo 0,1% dei primi due mesi dell’ondata Omicron». E sull’efficacia del vaccino: «Chi ha ricevuto due o tre dosi di vaccino ha mostrato un rischio dell’80-90% più basso di contrarre una forma grave o letale di Covid rispetto ai non vaccinati. Durante l’ondata Omicron, e oltre sei mesi dopo l'ultima dose di vaccino, il grado di protezione è sceso, ma è rimasto comunque sopra il 65%». Ma, soprattutto, il numero di eventi avversi gravi legati al vaccino è stato estremamente basso (2.8 ogni 100mila dosi) e non è stato registrato nessun decesso tra i pazienti analizzati.

