Abruzzo, il Covid fa altri 8 morti

È ancora emergenza pandemia, ma in confronto a un anno fa si registrano metà decessi e ricoveri
PESCARA. Il virus – spinto dalla variante Omicron 2 – continua a dilagare in Abruzzo, che è ancora la regione più colpita d’Italia con un’incidenza settimanale senza pari di 988 casi ogni centomila abitanti. E ieri si è toccato un altro picco nel numero delle vittime: otto in sole 24 ore. Di queste, tre nel Chietino, tre nel Pescarese, una nell’Aquilano e una nel Teramano.
Ma un anno fa, nonostante un decimo dei casi, la situazione era peggiore, anche a causa di una minore copertura vaccinale della popolazione.
IL BOLLETTINO DI IERI
Sono 1.948 i nuovi positivi individuati ieri, attraverso 2.725 tamponi molecolari e 11.038 antigenici: il tasso di positività dei test è stato del 14,15%. Al netto degli 891 nuovi guariti e delle otto vittime, il numero degli abruzzesi attualmente positivi è quindi salito a 46.575. Di questi, sono 315 i ricoverati nei reparti ordinari ospedalieri, con un’impennata di 21 unità in un giorno. In compenso è calato però il numero dei pazienti in terapia intensiva: da 14 a 12.
Il maggior numero dei contagi si è registrato nel Chietino (628), poi nel Teramano (463), nel Pescarese (448) e nell’Aquilano (313).
UN ANNO FA: il confronto
I nuovi positivi segnalati dal bollettino del 16 aprile 2021 furono quasi un decimo di quelli di ieri: solo 210. Il tasso di positività dei tamponi era nettamente inferiore (solo il 3%), così come il numero degli attualmente positivi: 9.896.
Nonostante numeri così inferiori rispetto a quelli odierni, però, la situazione è nettamente peggiore. In un giorno si registrarono infatti ben 17 vittime, più del doppio di quelle di ieri. Anche la pressione sugli ospedali era superiore. Sia nel numero dei pazienti ricoverati nei reparti ordinari (525, quindi 210 più di oggi), ma ancor di più nel numero di quelli in terapia intensiva (57, quasi cinque volte più di oggi).
Il virus si diffondeva inoltre verso altre direttrici: la provincia più colpita era infatti quella teramana, seguita a costretto giro da quella aquilana, poi il Pescarese e infine il Chietino.(l.t.)

