Abruzzo, un’azienda su 4 dovrà ridurre il personale

31 Agosto 2020

Sono 13mila imprese di commercio e turismo. E in 6.600 rischiano la chiusura

L'AQUILA. Un'azienda su quattro (13mila in Abruzzo) è pronta a ridurre il personale. E sono circa 6.600 le imprese abruzzesi del commercio e del turismo che rischiano la chiusura o un drastico ridimensionamento. Numeri del post-lockdown, effetti di una pandemia che miete vittime anche sul piano economico. È la Confesercenti a lanciare l'allarme, prendendo spunto dai recenti dati diffusi da Unioncamere, che ha acceso i riflettori «sulla possibile crisi d'autunno». Le previsioni sono pessime e delineano una riduzione del numero di occupati con una forbice variabile tra 277mila e 805mila nl biennio 2020-2021. In termini percentuali, la perdita occupazionale oscillerà tra -1,2% e -3,4%. Per registrare una crescita – l'indicazione previsionale è di 456mila nuovi lavoratori – bisognerà attendere il 2022-2024. Dai due ai quattro anni ancora.
LA CRISI MORDE. E i settori più colpiti risultano commercio e turismo: quelli che hanno risentito maggiormente dei due mesi di chiusura totale e di una ripresa a singhiozzo. «In questi due comparti», fa notare Confesercenti, «sono circa 90mila le imprese pronte a chiudere per sempre i battenti già dal prossimo autunno, anche al netto di nuovi lockdown. Un colpo senza precedenti al lavoro autonomo, che avrà conseguenze pesanti anche sul comparto dipendente: tra le attività che proveranno a resistere, infatti, quattro su dieci segnalano la necessità di ridurre il personale». I dati analizzati da Confesercenti fanno riferimento al sondaggio condotto tra le imprese. “Serve uno scatto in avanti. Occorre un raccordo tra Governo e parti sociali per riformare fisco e lavoro e dare il via a una nuova fase», l'indicazione del presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise, «i provvedimenti adottati finora hanno aiutato ad attutire il colpo, ma serve una diversa prospettiva: dobbiamo passare da un’ottica di emergenza a una di rilancio».
LE PROPOSTE. Misure urgenti per il rilancio del tessuto economico e una riforma del sistema fiscale e del lavoro, le indicazioni della Confesercenti per superare la crisi. «Serve un sistema impositivo più leggero e flessibile», sottolinea De Luise. L’attenzione delle associazioni di categoria è incentrata sulla conversione del decreto legge "Agosto", «che potrebbe dare delle prime risposte. Un'occasione utile», evidenzia Confesercenti, «per aiutare gli imprenditori e le categorie produttive che sono stati lasciti indietro».
MENO OCCUPATI. L'analisi economica di Unioncamere aggiorna le stime, basate sul sistema informativo Excelsior, sulla possibile evoluzione del fabbisogno di posti di lavoro legata sia al turnover, ovvero ai lavoratori da "sostituire" e reintegrare, a partire dai pensionamenti previsti nei prossimi mesi, sia alla situazione economica del Paese, con un focus sugli incrementi o la diminuzione di posti di lavoro determinati dall’andamento annuale del Pil. «Con le incertezze sul percorso di ripresa, dopo l’impatto dell’emergenza Covid, la forbice delle stime è ancora ampia, ma lo scenario risulta chiaro», evidenzia Confesercenti, «indica che lo "stock di occupati" si ridurrà notevolmente nel biennio 2020-2021 per tornare ad aumentare solo nel successivo triennio». Tracciando un bilancio, al termine del quinquennio 2020-2024, la perdita di occupati potrebbe essere ancora da colmare, con una chiusura totale al ribasso e cifre che portano il segno negativo».
DUE SCENARI. Unioncamere delinea due possibili scenari di evoluzione dell’economia: uno "base" che porterebbe a 179mila occupati in più a fine 2024 rispetto al 2019 ed uno contrario, in cui «si prospetterebbe», come fa notare Confesercenti, «una flessione del numero complessivo di occupati di circa 556mila unità a fine quinquennio». Considerando che «il sistema economico italiano dovrà sostituire oltre 2,5 milioni di occupati attuali, in quanto questi ultimi avranno raggiunto l’età di pensionamento o per altre cause», Unioncamere prevede «un fabbisogno complessivo compreso tra 1,9 e 2,7 milioni di lavoratori, nel periodo compreso tra il 2020 e il 2024. Complessivamente sarà il Nord-ovest ad avere bisogno della quota maggiore di occupati, con una richiesta, su base previsionale, che va dalle 609mila alle 844mila unità in più, seguito dal Nord-est con numeri compresi tra 492mila e 665mila dipendenti che faranno ingresso nel mondo del lavoro, dal Mezzogiorno (dai 500mila alle 661mila nuovi lavoratori) e, in misura minore, dalle regioni del Centro, tra cui figura l'Abruzzo. In questo caso, la richiesta crolla, con un cifre, riferite ai nuovi occupati, che oscillano tra i 361mila e 527mila lavoratori. «In ogni caso», conclude Confesercenti, «il bilancio sarà negativo, considerando l'andamento dei prossimi cinque anni, con una crisi pesante a cavallo del 2020-2021».
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