Abusi nel convitto, il pm chiede 5 anni di reclusione per il bidello

26 Settembre 2019

Alanno, accusato di violenza sessuale su quattro studenti, ieri è stato ammesso al rito abbreviato Il 2 ottobre prossimo la sentenza dopo le repliche di accusa e difesa. Due le parti civili costituite

PESCARA. Cinque anni di reclusione con il rito abbreviato scelto dalla difesa dell'imputato. È questa la richiesta di condanna formulata dall'accusa nel processo a carico del custode del convitto di Alanno, D.D.S., accusato di violenza sessuale nei confronti di quattro studenti ospiti della struttura, che all'epoca dei fatti erano minorenni.
La decisione del collegio e quindi la sentenza è prevista per il prossimo 2 ottobre dopo le repliche di accusa e difesa. La scelta del rito abbreviato è arrivata alla fine della fase dibattimentale, quando era stata svolta tutta la fase istruttoria, in quanto soltanto in quel momento la pubblica accusa ha deciso di integrare il capo di imputazione con due aggravanti: e cioè di aver compiuto le presunte violenze all'interno dell'Istituto Cuppari, con abuso dei poteri e violazione dei doveri del pubblico servizio. E quindi, alla luce di questa integrazione, peraltro non di poco conto, la difesa dell'imputato, rappresentata dall'avvocato Uberto Di Pillo, dopo aver chiesto nella precedente udienza i termini a difesa, ieri ha scelto la strada del rito abbreviato che prevede la riduzione di un terzo della pena.
Le parti civili costituite (soltanto due dei quattro ragazzi parti offese), rappresentate dagli avvocati Carlo Corradi e Debora Scarcella, si sono associate alle richiesta del pm, ribadendo la richiesta di risarcimento del danno e di una provvisionale. I fatti contestati nel capo di imputazione si sarebbero verificati a cavallo tra il 7 febbraio e il 22 marzo del 2018. Diversi gli episodi cui ha fatto riferimento il pm Salvatore Campochiaro nella sua requisitoria. Secondo l'accusa, nel corso delle serata, all'interno del convitto, l'imputato in più occasioni avrebbe attirato i ragazzi nella sua stanza e, con la scusa di guardare la televisione insieme a loro, avrebbe compiuto gli abusi. Li avrebbe "stretti a sé - come si legge nell'accusa -, palpeggiati, baciati sul collo, denudandosi, toccandosi nelle parti intime e mostrando agli studenti i propri genitali". Ci sarebbe stato poi un altro episodio: nel corso di una serata, uno dei ragazzi si sentì male e il custode l'avrebbe accompagnato in bagno, dove avrebbe tentato un approccio sessuale. Durante il dibattimento la difesa ha portato alcuni testi per dimostrare che queste violenze non si sarebbero mai verificate, cercando di dimostrare che si sarebbe trattato di scherzi che il custode era solito fare con i ragazzi. Due delle parti offese avrebbero comunque confermato gli abusi mentre gli altri avrebbero sfumato la cosa descrivendo appunto il bidello come una persona scherzosa. Comunque quelle strane voci giunsero alla dirigenza scolastica che denunciò tutto ai carabinieri facendo scattare l'inchiesta. Gli inquirenti fecero mettere anche delle telecamere all'interno dell'Istituto: filmati che, secondo l'accusa, avvalorerebbero le contestazioni mosse al custode che comunque ha sempre respinto ogni addebito.
Il prossimo 2 ottobre, subito dopo le repliche, il collegio si riunirà in camera di consiglio per emettere la sentenza.