Abusi sessuali, condannato don Vito

Tre anni e 8 mesi all’ex parroco di Villa Raspa, il pm aveva chiesto 3 anni. Di cinque anni l’interdizione ai pubblici uffici
PESCARA. Anche lo Stato italiano ha riconosciuto colpevole don Vito Cantò, 45 anni, ex parroco della chiesa di San Camillo De Lellis di Villa Raspa di Spoltore, di abusi di natura sessuale commessi, tra la fine del 2011 e l'inizio del 2012, su un ragazzino di 15 anni.
Ieri pomeriggio il Tribunale collegiale di Pescara ha, infatti, condannato, con rito abbreviato, il prete a tre anni e otto mesi di reclusione. Una condanna che appunto fa il paio con quella emessa a carico di don Vito, sempre per questa vicenda, nel 2014 dalla Chiesa al termine di un processo canonico davanti al Tribunale ecclesiastico. Il pubblico ministero, Salvatore Campochiaro, aveva chiesto tre anni. Don Vito è stato anche interdetto dai pubblici uffici per la durata di cinque anni e condannato al risarcimento danni, che verrà determinato nella competente sede civile. Intanto, è stata stabilita una provvisionale di 30 mila euro in favore del ragazzo e di 10 mila euro ciascuno per la madre e la sorella della vittima. A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla squadra mobile di Pescara, che si è occupata delle indagini, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di Spoltore e che si sarebbe confidato con il padre e la madre solo a distanza di tempo.
Stando agli atti dell'indagine, i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identità sessuale al ragazzo. La vicenda riporta al 2013 quando alla curia di Pescara arrivarono voci di presunti abusi sessuali su un ragazzino, oggi maggiorenne. Sospeso dalla curia, Don Vito lasciò misteriosamente la chiesa da un giorno all’altro. Dopo l’avvio del processo canonico, nel 2014, la famiglia del ragazzo, assistita dall'avvocato Vincenzo Di Girolamo, denunciò alla polizia gli incontri sessuali tra il prete e il minorenne: incontri senza costrizione fisica nell’alloggio canonico, ma che a distanza di anni avrebbero turbato il giovane. Il processo canonico a carico dell'ex parroco di Villa Raspa, difeso dall'avvocato Giuliano Milia, si è chiuso invece con una condanna che prevede l'interdizione perpetua dallo svolgimento di attività parrocchiali a contatto con i minorenni, la sospensione per tre anni dal ministero sacerdotale, l'obbligo di dimora per cinque anni, all'interno di un monastero di Roma, al fine di condurre «una vita di preghiera e di penitenza», e la prescrizione di «un percorso psicoterapeutico». Evitata, però, la pena ecclesiastica più alta, quella della dimissione, cioè la perdita dello stato clericale. Don Vito è un prete conosciuto nel Pescarese. Nel 2006 era stato anche protagonista di un’iniziativa rimbalzata sui giornali italiani: sceso in strada di notte, sulla riviera di Pescara, aveva confessato i ragazzi durante la movida.
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