Abusi su una bimba: la mamma e il compagno a rischio processo

L’imputato, 43 anni, era stato arrestato in flagranza dai carabinieri, mentre la donna era in casa A denunciare i fatti, il padre naturale della minore, grazie alle rivelazioni di un’amica della figlia
PESCARA. Arriva la richiesta di processo per un uomo della provincia accusato di violenza sessuale su una minore di 10 anni, figlia della sua compagna, anche lei a rischio processo per concorso nello stesso reato. L'imputato, 43 anni e con precedenti penali, era stato anche arrestato in flagranza di reato dai carabinieri che lo monitoravano dopo la denuncia che aveva presentato il padre naturale della ragazza, affetta da disturbi psichici.
La questione venne fuori quando la piccola si confidò con una amichetta che, nel corso di un pranzo, ne parlò proprio con il padre della bambina che immediatamente mise al corrente la ex moglie. Quest’ultima smentì tutto, ma il padre non si accontentò e, dopo aver visto su Facebook dei video in cui l’imputato «assumeva verso la ragazza condotte che andavano ben oltre le apparenti manifestazioni di affetto», come scrive il pm Marina Tommolini nel capo di imputazione a carico dell’uomo e della sua compagna, madre della vittima, ne parlò con la figlia. Dal colloquio, il padre riuscì ad accertare alcune inquietanti situazioni. I militari che avviarono le indagini delegate dalla procura, vennero autorizzati a installare una telecamera nell’abitazione della coppia, riuscendo così a seguire ogni attività dell’uomo.
Ma quando dalla visione di quelle immagini i carabinieri capirono che l'uomo stava per dare inizio alla violenza, la telecamera andò in tilt. Con tempestività i militari telefonarono all’uomo, convocandolo con urgenza in caserma per delle comunicazioni, bloccando così l’inizio di quegli abusi. Subito dopo ristabilirono i contatti della telecamera e qualche giorno dopo, nel momento in cui l'imputato si accingeva ad abusare di nuovo della piccola, fecero irruzione in casa. Fu la donna ad aprire e subito dopo si palesò l’uomo a torso nudo, intento a tirarsi su i pantaloni della tuta: nella camera da letto, sul proprio lettino (dormivano tutti nella stessa stanza) trovarono la minore con indosso i soli slip. Al momento dell’arresto l’uomo reagì contro i carabinieri e per questo deve rispondere anche del reato di oltraggio.
Nella misura cautelare firmata dal gip Giovanni de Rensis, nel giustificare l’unica misura possibile, e cioè quella del carcere, il giudice scrive: «Apparirebbe inoltre contrastante con la logica più elementare ordinare al carnefice di dimorare nella stessa abitazione della propria vittima». E davanti al gip, nell’interrogatorio di garanzia, l’uomo avrebbe anche detto di essere a conoscenza dell’esistenza di cimici e telecamere nella sua abitazione, in quanto la vicina di casa gli aveva riferito che quando la famiglia era stata convocata in caserma, due individui erano entrati in casa. Per questo, tramite un amico, l’imputato fece bonificare (a suo dire) l’abitazione e vennero fuori i dispositivi. Dopo aver esaltato i suoi precedenti penali, nel negare tutto il 43enne diede anche una spiegazione sulle registrazioni audio che riportavano sue frasi pesanti contro la piccola vittima: un linguaggio scurrile che secondo l'uomo era una canzoncina che lui cantava con la bambina. Dichiarazioni che vennero ritenute dal giudice «del tutto fuori asse rispetto al punto centrale dell'attività investigativa», affermando anche che l'arrestato «ha posto in essere condotte abiette e di rara gravità, non degne di un appartenente al consesso sociale».

