Abusi sulle due figlie, 15 anni ai genitori

Il marito deve scontare 11 anni di carcere, 4 e mezzo la moglie. Indagini partite dopo la denuncia della ragazzina più grande
PESCARA. Quindici anni e mezzo complessivi di carcere, risarcimento danni alla parte offesa da decidersi in sede civile, 60 mila euro di provvisionale.
È la condanna che i giudici di Pescara hanno inflitto a moglie e marito, padre e madre, per gli anni di violenze sessuali ripetute che le loro due figlie sono state costrette a subire da quando erano soltanto delle bambine. Lui ha 48 anni e lei 44 e vivono in un piccolo centro della provincia di Pescara che fu teatro di violenze per le loro figlie che, a un certo punto, hanno deciso, molto coraggiosamente e contro tutta la famiglia, parenti compresi che si erano schierati a fianco della coppia di orchi, di denunciare quei soprusi.
Il padre-padrone è stato condannato a 11 anni di reclusione per gli abusi sulle figlie, mentre la moglie a 4 anni e mezzo, in quanto il collegio l'ha assolta dalla violenza sulla figlia più piccola.
Entrambi, nel settembre del 2017, quando esplose il caso seguito e istruito dal pm Anna Benigni, furono destinatari di una misura di divieto di avvicinamento alle parti offese. La parte civile, che aveva depositato una richiesta di risarcimento danni di 50 mila euro per ogni parte offesa, durante la discussione ha chiaramente detto che «vivere per anni una routine del genere, subire violenze di ogni tipo in un ambito familiare così degradato non è cosa facile da sopportare. Queste ragazze sono state private della loro infanzia: si tratta di uno spaccato che non sembra appartenere ai nostri giorni».
Un padre autoritario, violento e «aduso a non tollerare», come si legge nell'imputazione, « rifiuti e frustrazioni», aveva deciso che la figlia più grande (che quando iniziarono gli abusi aveva appena nove anni) dormisse con lui al piano superiore della casa, e quella più piccola con la madre. Notti che, per la bambina più grande, quella che poi decise di denunciare tutto, erano un inferno. L’uomo, stando sempre alle accuse, la sottoponeva ad abusi di ogni tipo, non solo di notte, ma anche durante il giorno, quando si strusciava alla ragazza e, insieme a lui, rideva purtroppo anche la moglie e madre.
«È parimenti colpevole», ha detto in requisitoria il pm Andrea Papalia che aveva chiesto la condanna a 12 anni e 7 mesi per l’uomo e a 10 anni per la donna, «per la sua grave indifferenza, per aver tollerato quegli atteggiamenti del marito, omettendo l’impedimento delle violenze».
Ed è in sostanza l’accusa che viene contestata anche alla donna, «per aver deliberatamente tollerato le condotte descritte delle quali era a conoscenza; sia per constatare l’anomala condivisione del letto da parte della figlia maggiore e del marito; sia per aver assistito in numerose occasioni alle condotte dell’uomo senza intervenire a tutela della figlia, anzi ridendo dell’accaduto in aperta adesione all’atteggiamento abusante del marito».
L'accusa ha poi sottolineato al collegio la genuinità del racconto della figlia più grande che era stata minacciata anche dai parenti che non volevano che quelle faccende diventassero pubbliche: «I panni sporchi si lavano in casa», ha detto il pm riferendosi a quanto sostenevano i familiari. «E loro», ha aggiunto la parte civile, «combattendo contro tutti e tutto, come leonesse sono andate avanti per la loro strada e adesso non possono essere abbandonate per la seconda volte».
Il tribunale ha raccolto quell’invito e ha inflitto ai due imputati quindici anni e mezzo complessivi di reclusione.
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