Daniel, Fenice risorta dalle ceneri

Come Anteo che si rialza quando tocca il fondo: quando attraversi tutte queste tempeste in un giorno posso accadere solo due cose: o muori, e ti dimenticano
ROMA. C’è qualcosa di terribilmente potente e attuale nella surreale vicenda di Daniel Maldini. Riassumo: 1) Daniel è un Maldini III del calcio italiano, figlio di Paolo, nipote di Cesare: come avere sulla testa la pesantissima corona di oro e porpora dei Windsor; 2) Pur gravato da questa eredità Daniel III a venti anni ha già fatto capire al mondo di non essere un erede esangue, numeri, talento, ma fino a quest’anno l’inconfondibile taglio malinconico e potente dei suoi occhi non aveva ancora trovato una squadra in grado di farlo brillare come un Crazy Diamond in una ballata dei Pink Floyd; 3) a settembre arriva a Cagliari, dopo essere cresciuto nel Backingham Palace del Milan, e dopo aver giocato allo Spezia, al Monza, alla Lazio, e infine nei ranghi blasonati dell’Atalanta. Sempre ad un passo dall’eccellenza assoluta; 4) arriva a Cagliari, ha 25 anni, la testa è l’età giusta, parte con botto, grandi prestazioni, due gol, è il capocannoniere dei sardi. La sera di sabato è un eroe assoluto sugli scudi: convocato in azzurro da Mancini, segna il gol decisivo che mette al tappeto la sua ex squadra. Quelle eclissi che danno senso ad un destino; 5) domenica precipita improvvisamente agli inferi: un banale tamponamento, positivo all’alcol di nulla (O.8, basta uno spritz), già la mattina dopo è su tutti giornali e sui siti come un criminale; 6) lunedì mattina la notizia che lo getta nel tritacarne dei social: “Positivo agli stupefacenti”. Quel che basterebbe per uccidere chiunque. Esami, test, doping. Lo spirito cannibale del tempo; 7) peccato che non sia vero: martedì Daniel posta sui social il referto del suo esame: zero droghe, zero doping. Zero di tutto; 8) l’eroe risorge dalle sue ceneri come una fenice. Come Anteo che si rialza quando tocca il fondo: quando attraversi tutte queste tempeste in un giorno posso accadere solo due cose: o muori, e ti dimenticano. O ribalti l’Araldo, diventi il primo nella storia dei Maldini. La seconda che ho detto, secondo me.
@RIPRODUZIONE RISERVATA

