Aca, affondo dell’accusa Per i 5 decisione rinviata

15 Novembre 2018

PESCARA. Slitta al nuovo anno la discussione e, dunque, la decisione riguardante il procedimento relativo al dissesto, per circa 120 milioni di euro, dell’azienda acquedottistica abruzzese (Aca). L’ud...

PESCARA. Slitta al nuovo anno la discussione e, dunque, la decisione riguardante il procedimento relativo al dissesto, per circa 120 milioni di euro, dell’azienda acquedottistica abruzzese (Aca). L’udienza di ieri davanti al gup Gianluca Sarandrea è stata, infatti, rinviata al prossimo 27 febbraio per consentire alle difese di esaminare la memoria di 70 pagine depositata dal procuratore aggiunto, Anna Rita Mantini.
Gli imputati sono: Ezio Di Cristoforo, ex presidente dell’Aca, e Giuseppe Di Michele, ex vice presidente, entrambi in carica dal 2009 al 2013; Bartolomeo Di Giovanni, direttore generale dal 1999 al 2012; Concetta Di Luzio, componente del cda dal 2010 al 2013; Candeloro Forestieri, direttore generale dal 2012 al 2014. Di Michele ha chiesto di patteggiare una pena di due anni e quattro mesi. Di Cristoforo, Di Luzio e Candeloro, hanno invece chiesto il rito abbreviato. Mentre Di Giovanni sarà giudicato con il rito ordinario.I cinque sono accusati di bancarotta fraudolenta, patrimoniale e documentale, e truffa, perché allo scopo di «recare pregiudizio ai creditori e di procurare a sé o agli altri un ingiusto profitto», avrebbero falsificato bilanci e scritture riguardanti gli esercizi 2009, 2010, 2011 e 2012. I cinque avrebbero omesso «fraudolentemente di iscrivere consistenti componenti negative di reddito, ovvero indicavano maggiori proventi straordinari», rappresentando «falsamente utili di esercizio in realtà inesistenti».
Sostanzialmente, tra il 2009 e il 2012, sarebbero stati dichiarati degli utili anche se, in realtà, le perdite andavano da sei a dieci milioni di euro. In particolare, avrebbero imputato minori ammortamenti per le «immobilizzazioni materiali e immateriali», mentre per le «perdite su crediti» avrebbero omesso di prevedere accantonamenti adeguati. Inoltre, sarebbero stati rilevati proventi straordinari «non di competenza dell’esercizio di iscrizione e comunque inesistenti» e sarebbe stato falsificato il libro assemblee dei soci.
Secondo l'accusa, nel verbale di un’assemblea sarebbe stata simulata «l’approvazione di un regolamento di indennità di risultato degli amministratori, in realtà inesistente e mai deliberato». Avrebbero poi distratto, «a proprio vantaggio, e dissipato» le liquidità dell’Aca, «destinandole a finalità diverse da quelle aziendali».Tale gestione avrebbe provocato e aggravato il dissesto della società Aca, che avrebbe accumulato passività per quasi 120 milioni di euro.
Nel mirino anche la «dissennata politica tariffaria», oltre a «una gestione antieconomica e clientelare delle assunzioni», «omettendo altresì di attuare un’efficace ed efficiente azione di riscossione e recupero dei crediti derivati dall’erogazione del servizio idrico», pari a 77 milioni. Infine, i bilanci non sarebbero stati recapitati ai responsabili dell’ente d’ambito (Ato).
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