Aca, approvato il bilancio scontro sul compenso al dg

18 Marzo 2018

I sindaci di centrodestra lasciano la riunione per protesta. Critiche all’aumento della spesa per il personale e allo stipendio da 190mila euro a Di Bartolomeo

PESCARA. Polemiche nella riunione dell’Aca di venerdì pomeriggio in Provincia. I sindaci di centrodestra abbandonano la sala Figlia di Iorio per protesta nei confronti di quello che definiscono «un aumento vertiginoso della spesa per il personale per oltre 7 milioni, con un calo degli utili di 5 milioni, e la previsione di un compenso stratosferico per il direttore generale di 190mila euro».
Alla fine, il bilancio di previsione viene votato e approvato dai 25 sindaci di centrosinistra che, secondo i colleghi che hanno sollevato la denuncia, «hanno dimostrato un totale senso di irresponsabilità, precludendo ai soci anche la preventiva visione degli investimenti programmati, un atteggiamento che riteniamo ingiustificabile e assurdo e di cui dovranno dare conto ai propri cittadini». I sindaci hanno abbandonato la riunione davanti alla discussione del secondo ordine del giorno, “modifica del piano triennale delle assunzioni”, contestando i costi previsti per il futuro dg, 190mila euro l’anno appunto. Lo stipendio di Bartolomeo Di Giovanni, (attuale direttore ma prossimo alla pensione) ammonta a circa 194mila. «Sono arrivati perfino a respingere una proposta proveniente dall’assemblea per ridurlo almeno a 120mila euro, scelta per la quale riteniamo doveroso chiedere ai sindaci favorevoli di rendere conto nei loro consigli comunali». «Una polemica di carattere politico», replica Luca Toro, presidente dell’Aca, «in quanto lo stipendio previsto per l’assunzione del nuovo dg era già presente nel piano assunzioni dello scorso anno, approvato dall’assemblea, e non era oggetto di modifica quest’anno. Parliamo di un Piano già autorizzato dall’Ato e dal commissario giudiziale. E l’importo previsto, costo totale massimo del dg di 190mila euro, è in linea con quello di figure analoghe sia interne all’azienda sia in imprese similari. Il costo totale è da intendersi come costo massimo che l’assemblea autorizza: non è detto che noi lo dobbiamo riconoscere quando nomineremo il nuovo direttore». Per quanto riguarda la contestazione sui costi del personale, sempre secondo Toro, «l’attuale costo è da ritenersi incomprimibile se non pregiudicando il livello dei servizi».
Nel piano triennale per le assunzioni vengono «sostituite figure professionali di medio-alto profilo con figure di più basso profilo». «Una modifica», continua Toro, «ritenuta necessaria a seguito dei pensionamenti che ci sono stati, e della necessità di mettere più tecnici idraulici sul territorio. Nell’ultimo anno e mezzo sono state assunte solo sette persone, esclusivamente per la gestione del depuratore di Pescara, precedentemente gestito da una ditta esterna, e questo ha permesso un risparmio per l’azienda. E non sono stati corrisposti aumenti retributivi».
«Abbiamo preso l’Aca nell’ottobre 2016 con una liquidità di 30 milioni», spiega ancora Toro, «pagando i creditori regolarmente secondo quanto previsto nel piano concordatario per 26 milioni, e definendo il contenzioso con Di Vincenzo per la presa in carico del depuratore, con un’uscita di due milioni, e la liquidità oggi in azienda è pari a circa 20 milioni». Toro risponde poi alle accuse dei sindaci di centrodestra sul «preoccupante calo degli utili per oltre 5 milioni nel periodo 2018-2020». «Gran parte della riduzione dell’utile», ribatte, «è imputabile ai maggiori costi sostenuti per la pulizia delle numerosissime fosse Imhoff di abitazioni non allacciate alla rete fognaria, circa 500, pulizia che è costata all’Aca due milioni di euro l’anno e che per molti anni non è stata mai fatta».