Aca, i creditori dicono sì al salvataggio

L’80 per cento vota a favore del concordato preventivo dell’azienda che ha accumulato negli anni 105 milioni di debiti
PESCARA. L’ultimo voto è arrivato via posta nella mattinata di lunedì, l’inizio dell’ultima giornata spartiacque per il destino dell’Aca: quella in cui i creditori erano stati chiamati a dire sì e quindi ad approvare il concordato preventivo in continuità dell’azienda che gestisce l’acqua. Alla fine della giornata e dei circa venti giorni disponibili per votare, i creditori hanno approvato il piano di salvataggio dell’azienda presieduta da Enzo Di Baldassarre che, quindi, può tirare un sospiro di sollievo. La maggioranza è stata schiacciante perché l’80% dei creditori, per una cifra di circa 70 milioni di euro, ha approvato il piano dell’Aca contro un voto contrario di 16-17 milioni di euro tra cui quello della banca Bnl che vanta dall’Aca una decina di milioni. Una percentuale di voti favorevoli, così, molto ampia che precederà l’”ufficializzazione” e il successivo passaggio per l’azienda che sta tentando la risalita dopo anni di una gestione che il commissario giudiziale Guglielo Lancasteri definì «di cronica disorganizzazione» evidenziando anche «la notoria influenza della politica». Dopo il deposito di un’altra relazione di Lancasteri, il tribunale dovrà infatti fissare un’udienza e decidere se omologare il concordato preventivo in continuità dell’Aca. Con le votazioni si è chiuso un altro passaggio importante per l’Aca, quello in cui tanti creditori di “peso” hanno accettato il piano proposto e, tra questi, l’azienda di energia elettrica di Bologna del Gruppo Hera creditrice di 15 milioni, l’Enel di altri 5 milioni e la società Ruzzo di circa 10 milioni: erano questi, infatti, alcuni tra i creditori chirografari più importanti e da cui è dipeso l’esito favorevole al piano a cui hanno lavorato l’avvocato Sergio Della Rocca, il commercialista Andrea Di Prinzio e il collega Giuliano Pilone. La situazione dell’Aca era stata fotografata, durante l’adunanza dei creditori nell’aula Alessandrini del tribunale, dal commissario Lancasteri seduto accanto al giudice Anna Fortieri. Il commissario aveva ricordato i circa 105 milioni di euro di debiti tra chirografari (95 milioni) e privilegiati (scarsi 9 milioni) e spiegato perché l’Aca era arrivata al dissesto. «A causa di una disorganizzazione e di una cronica mancanza di gestione del credito», aveva detto Lancasteri passando, poi, per la «mancanza di un sistema oggettivo e premiante nella selezione e nella gestione del personale» ed elencando qualche punto della proposta in cui i privilegiati saranno pagati integralmente e i chirografari al 60.38% con un’oscillazione fino al 56.16% in sede di esecuzione. «Il nostro obiettivo è di conservare la percentuale più alta», aveva comunque detto l’avvocato Della Rocca durante la precedente udienza. Il voto di lunedì ha così sancito la bontà della proposta dell’Aca approvata dai creditori. Ora spetterà al tribunale fissare un’udienza e passare all’omologa.
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