Accelerare il tempo, l’utopia dei nostri giorni

“Elogio della lentezza”, il saggio dello scienziato-umanista Lamberto Maffei
«Festina lente», affrettati lentamente: era solito dire l'imperatore Augusto secondo quanto tramandatoci da Svetonio. Un motto che è un ossimoro, ma che concentra nella sua contraddizione l'essenza di una saggezza antica, quella che vede l'impulso dell'agire accompagnato dal ragionamento e dalla prudenza. Da qui, proprio guardando la tartaruga con la vela, il simbolo – dipinto dal Vasari negli affreschi di Palazzo Vecchio – scelto da Cosimo I dè Medici per rappresentare le proprie azioni, inizia la riflessione di Lamberto Maffei, nel suo affascinante saggio “Elogio della lentezza” (Il Mulino 12€). Presidente dell'Accademia dei Lincei ed ex direttore dell'Istituto di Neuroscienza del Cnr, Maffei guarda con gli occhi di uno scienziato-umanista il mondo irrequieto e fragile dei nostri tempi, indicando nel ritorno alla lentezza la strada da seguire. Se la rapidità è la parola d'ordine con cui regoliamo le nostre vite, ebbene questa rapidità non è poi così congeniale alla razza umana. È un'utopia, quella di correre per accelerare il tempo e arrivare prima, qualunque cosa questo “prima” possa rappresentare. Maffei lo spiega con un linguaggio chiaro e a tratti affabulatore, ma il suo non è un trattato di sociologia, o almeno, non solo. L'autore infatti ricorre al cervello e ai complessi meccanismi che ne regolano il funzionamento e dimostra che restituire al tempo la sua giusta dimensione è un lusso che forse varrebbe la pena concedersi. Se non altro, perché è proprio la scienza a dircelo. Il cervello infatti è una macchina lenta: se da una parte possiede meccanismi automatici, istintivi e quindi veloci di risposta all'ambiente, è altresì vero che esso si costruisce nella lentezza.

