Accuse tra Consob e Bankitalia

10 Novembre 2017

La Commissione di Borsa contro Via Nazionale: «Non segnalò problemi su Veneto Banca»

ROMA. Il confronto all'americana non c'è stato, ma fra Consob e Banca d'Italia, sentite in qualità di «testimoni» nella Commissione bicamerale d'inchiesta, sono volate ugualmente accuse reciproche sulla crisi delle due banche venete e in particolare su chi doveva controllare i prezzi delle azioni. E la politica ha puntato il dito contro il mancato funzionamento della vigilanza con il segretario del Pd Matteo Renzi che ha ribadito che «chi ha sbagliato paghi» mentre il candidato premier M5s Luigi Di Maio ha definito quello in atto tra Consob e Bankitalia «un teatrino drammatico» chiedendo ai vertici delle due autorità «di andare a casa per decenza». Sullo scontro andato in scena in Parlamento il Colle mantiene il massimo riserbo. Ma è evidente che l'apertura, già la prossima settimana, di un nuovo fronte sul delicatissimo dossier che riguarda Monte dei Paschi di Siena sarà seguito con la massima attenzione, anche per riflessi internazionali della vicenda.
Dopo l'audizione del 2 novembre la Commissione aveva chiesto di risentire le due autorità per far luce sulle divergenze e incongruenze che erano emerse in quel primo incontro. Malgrado l'opposizione del presidente Casini, i parlamentari a larga maggioranza hanno deciso di sentire il dg di Consob Angelo Apponi e il capo della vigilanza Carmelo Barbagallo su base testimoniale, ovvero passibili di reati penali in caso di falsa testimonianza. I due sono stati dunque interrogati separatamente e alla fine, dopo circa 7 ore di audizione, mancando il resoconto stenografico, si è deciso di non procedere al faccia a faccia tra i due. Ma, come ha poi tenuto a precisare Casini, la Commissione si riserva eventualmente di fissare il confronto una volta letta la trascrizione e solo se «dai verbali delle audizioni di oggi emergeranno difformità sostanziali, non su opinioni ma sui fatti».
Nell'audizione la Consob ha accusato di aver ricevuto su Veneto Banca solo nel 2013 un rapporto di Bankitalia con cui si descriveva una situazione non certo di crisi, e di essersi mossa quindi da sola nel 2015, mentre su Popolare di Vicenza non ebbe alcuna comunicazione. Banca d'Italia ha però replicato che nella lettera inviata a fine 2013 alla Consob sull'istituto trevigiano c'erano tutti gli elementi per far scattare i warning, descrivendo la difficoltà con termini chiari che non sono stati colti. Nel novembre 2013, questa la versione di Barbagallo, la Banca d'Italia segnalò alla Consob che il prezzo per l'aumento di capitale di Veneto Banca era «incoerente con il contesto economico, vista la crisi in atto» e considerate anche le «negative performance reddituali dell' esercizio 2012». Quanto a Vicenza, invece, all'autorità di controllo dei mercati non arrivò alcuna comunicazione sul prezzo delle azioni e il capo della vigilanza di Bankitalia, che all'epoca ricopriva altro incarico, ha dato una «sua interpretazione». Il tema, ha spiegato, non era oggetto del protocollo di collaborazione fra le due autorità e soprattutto il carente meccanismo di formazione del prezzo delle azioni segnalato dall'ispezione già nel 2001 e nel 2008, fu poi cambiato dopo le pressioni sul vertice della banca. Ma in ogni caso, ha incalzato Barbagallo, «se la Consob dice che non aveva i mezzi avremmo ispezionato noi, ce lo poteva dire, avrebbe potuto farlo». Il responsabile di via Nazionale ha tuttavia ammesso che il sistema dei controlli e l'equilibrio delle competenze tra le diverse authority di vigilanza «può darsi che non sia adeguato» e probabilmente quanto è accaduto «impone una riflessione». D'altra parte della défaillance del sistema ha dato conto anche Apponi che ha detto lapidario: quello che è accaduto con le banche venete «nessuno può considerarlo un successo».