Acerbo: il governo dica la verità

5 Settembre 2024

Il segretario di Rifondazione denuncia: «C’è rischio privatizzazione»

PESCARA. «Chiediamo al presidente Marsilio di assumere pubblicamente l’impegno a negare l’intesa della Regione Abruzzo senza la quale il progetto non si potrà mai concretizzare». Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista, guarda al governatore di FdI e anche più in alto: «Sorge il dubbio, dato il silenzio sul progetto, che si stia lavorando per regalare a qualche fondo della finanza internazionale non solo l’Acquedotto Pugliese ma anche l’acqua dell’Abruzzo. Qualche parlamentare», dice Acerbo, «potrebbe chiedere la posizione ufficiale del governo Meloni su questo mega progetto? Ricordo che c’era il ministro Fitto alla guida della Regione Puglia quando per la prima volta nel 2001-2003 una società propose il progetto».
Acerbo prosegue: «Sono più di venti anni che ci tocca periodicamente mobilitarci per dire no al progetto dell’Acquedotto Pugliese di captare l'acqua dall’Abruzzo. Il progetto partì intorno al 2003 quando a governare la Puglia era la destra, poi nel 2020 ci toccò denunciare che Emiliano aveva messo alla guida dell’Aqp un ex di Forza Italia che intendeva riproporre il progetto. Ora sbuca fuori lo studio di fattibilità commissionato alle università e reso noto solo grazie al Forum H2O». Acerbo chiama in causa anche il Pd che, in Abruzzo, è schierato per il no: «Il Pd non può limitarsi a fare due parti in commedia. In Puglia governa e manda avanti questo progetto, in Abruzzo si oppone. Sarebbe il caso che il Pd chieda a Emiliano di bloccare definitivamente questo ricorrente progetto dell’Acquedotto Pugliese che non risolverebbe l’emergenza idrica ma garantirebbe grandi affari per la solita mega opera».
Acerbo rivela dettagli: «Sul futuro dell’Aqp, proprio grazie all’ignavia della giunta Emiliano e per iniziativa del governo Meloni, incombe il rischio concreto di privatizzazione. Nel 2025 scadrà la concessione dell’affidamento pubblico dell’Acquedotto Pugliese. La giunta Emiliano non ha trasformato l’Aqp in azienda speciale di diritto pubblico, scelta che avrebbe messo al sicuro dall’obbligo di gara europea. Il governo Meloni ha aperto la strada alla privatizzazione dell’Aqp impugnando la legge regionale che prevedeva che i comuni acquisissero le quote».