Acquistiamo tessuti, vendiamo farmaci

Il saldo commerciale ci è sfavorevole ma per il vino l’Estremo Oriente è il 4° mercato extra europeo
PESCARA. Un progetto di ampio respiro che fa perno sui risultati ottenuti fino ad ora e che hanno fatto fare un balzo di 90 milioni di euro all’export con la Cina.
La missione abruzzese confida sui buoni rapporti instaurati nel tempo per poter avere un ruolo principe in un mercato dalle potenzialità enormi. E risalire pian piano il gap che ci separa dal valore delle importazioni (vedere tabelle in alto).
Dai cinesi acquistiamo soprattutto abbigliamento e tessuti (Fonte Istat). Poi macchinari elettrici, elettronici ed ottici. Mentre in Cina vendiamo macchinari e prodotti farmaceutici.
Il vino ha scalato le classifiche e la Cina attualmente rappresenta il quarto mercato extra europeo dell’Abruzzo per un valore di circa 3 milioni di euro.
I rapporti commerciali con la Cina si sono intensificati dal 1991, quando la Regione sottoscrisse l'accordo di gemellaggio con lo Shanxi, provincia a nord della Cina, con circa 60 milioni di abitanti.
Nel frattempo la Cina è divenuta il più grande mercato mondiale nella vendita al dettaglio di generi alimentari, oltrepassando gli Stati Uniti. Ed è diventata, inoltre, il quarto principale importatore di beni agroalimentari (dopo UE, Usa e Giappone).
La vicinanza con l’Abruzzo si è espressa anche nel Vinitaly che si è appena concluso a Verona dove gli importatori di Cina, Giappone e Corea hanno rivolto grande attenzione verso il Montepulciano. «Sono stati incontri molto positivi che hanno permesso alle aziende del Consorzio di stringere rapporti commerciali diretti», conferma Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Colline teramane, che nella Cina ci crede fin dal 2012. L’anno scorso la cantina di Enrico Marramiero ha ottenuto con il suo Trebbiano "Altare" e il Montepulciano "Inferi" la medaglia d'argento e la medaglia di bronzo al "Decanter Asia Wine Awards (Dawa)", il più prestigioso concorso vinicolo dell'Asia.
De Cecco è fra le principali aziende alimentari italiane presenti da più tempo in Cina.
L’esperienza con la Cina di Universal Caffè di Moscufo è iniziata partecipando alle fiere di settore. «Oggi abbiamo 4-500 punti vendita serviti grazie ad una partnership con due aziende distributrici nel circuito Horeca dei grandi alberghi, ristoranti, bar», spiega il direttore commerciale Paolo Del Rosario-
Dall’enogastronomia ai macchinari. La Proel della Val Vibrata – strumenti e accessori per il mondo dello spettacolo – effettua spedizioni in tutta l'Asia, compresa la Cina. E due anni fa si è servita anche del porto di Vasto per far partire i suoi container carichi di merce.
E sempre in Val Vibrata c’è l’imprenditore delle pelletteria Francesco Palandrani (presidente del Consorzio Atea) che vuole rispolverare una sua vecchia idea: creare un sito per vendere in Cina vestiti e borse "made in Abruzzo" e un albo per la diffusione della subfornitura. «D’altra parte i cinesi hanno fatto la loro ricchezza nel terzismo», commenta.(a.mo.)
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