Addio a Berardinelli l’eroe che sparò a Balbo

10 Aprile 2017

È morto a 97 anni il marinaio pescarese che era sull’incrociatore San Giorgio quando fu colpito l’aereo del gerarca. Alle 16 i funerali nella chiesa Spirito Santo

PESCARA. Ha raccontato tutto fino all'ultimo. Parlava della guerra, dei sei anni di prigionia, della sua esperienza sull'incrociatore San Giorgio di stanza a Tobruk durante la campagna d'Africa. Non ha mai dimenticato quel periodo, e ha continuato a riferire aneddoti a figli, nipoti e pronipoti nella sua casa di via Gran Sasso, a Pescara, dove è morto due sere fa. Alvaro Berardinelli, marinaio pluridericorato, aveva 97 anni, o almeno così diceva perché «correva sempre avanti», racconta il figlio Vincenzo. In realtà avrebbe compiuto 97 anni il 24 aprile e negli ultimi giorni non stava granché bene. «Non mangiava più e si è spento un po' per volta», dice sempre il figlio parlando di Berardinelli come di «un eroe di guerra, uno dei pochi rimasti».

Il Centro aveva raccontato la sua esperienza dieci anni fa, nel 2007. In una lunga intervista Berardinelli ripercorse la sua vita, dalla chiamata alle armi, nell'aprile del 1940, quando fu sottoposto alla visita di leva a Venezia, fino al rientro in Italia, il 2 giugno 1946, e poi la premiazione del 2006, come eroe, sulla nuova nave della Marina italiana San Giorgio.

Il pescarese finì sull'incrociatore perché andava sostituito un sottocapo elettricista e salì a bordo il giorno del suo compleanno, il 24 aprile 1940, a venti anni. La nave si spostò nella baia di Tobruk, per difenderla dagli inglesi e l'11 giugno subì il primo attacco. La sua è stata una testimonianza preziosa perché parlò dei fatti accaduti il 29 giugno 1940 quando la San Giorgio, che si era conquistata la fama di mezzo imbattibile, colpì l'aereo del gerarca Italo Balbo, abbattendolo. «Si trattò solo di un errore», disse. «Non ho mai creduto alla storia del complotto ordito da Mussolini per uccidere Balbo. Quel giorno», raccontava Berardinelli, che stava dietro il puntatore e trasmetteva gli ordini in arrivo dal direttore di tiro, «la San Giorgio stava combattendo con 9 aerei inglesi e dalla stessa direzione in cui si stavano allontanando arrivarono altri due aerei. Il direttore di tiro ordinò di non sparare perché erano italiani ma dopo un po' qualcuno aprì il fuoco da un avamposto sulla collinetta. Pensando di essersi sbagliato, il direttore ordinò di sparare. Il primo aereo cadde sulla collina, il secondo fece un atterraggio di fortuna. Soltanto a sera venimmo a sapere di aver abbattuto l'areo di Balbo».

Berardinelli finì prigioniero dopo che Tobruk fu presa dagli inglesi e la San Giorgio fatta esplodere. Raggiunse il campo di prigionia di Tobruk, poi quello di Alessandria d'Egitto, quindi a Suez e in Sud Africa. Brutti ricordi, perché «si soffriva la fame», e il pescarese finì perfino in ospedale. Berardinelli visse anche l'esperienza in Inghilterra, dove era comunque prigioniero ma lavorava in un'azienda agricola. Ha trascorso la vecchiaia tranquillamente, in famiglia, dopo essere rimasto vedovo 26 anni fa. I figli Vincenzo e Francesco, con familiari e amici, lo saluteranno oggi, per l’ultima volta, alle 16, allo Spirito Santo.

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