Addio a Brancaccio, per 30 anni docente di Storia alla d’Annunzio

Il professore dell’ateneo, 72enne, è scomparso dopo una lunga malattia: era di origine napoletana Il ricordo del figlio Luca: «Mio padre amava Pescara, diceva che era una città dalle grandi potenzialità»
PESCARA. «Studiate, studiate, perché di imparare non si finisce mai». Lo ripeteva sempre ai figli, il professor Giovanni Brancaccio, docente ordinario di Storia moderna all’università d’Annunzio (dipartimento di Lingue), scomparso sabato scorso a 72 anni.
Napoletano di origine, appassionato della storia e della cultura abruzzese, negli anni ’90 si era stabilito a Pescara per lavoro. E fino a due anni fa, quando è andato in pensione, non hai mai lasciato la città che ha imparato ad amare e che riteneva avere «grandi potenzialità», così diceva alla famiglia che lo aspettava nella dimora napoletana del Vomero dove è morto dopo aver lottato per mesi contro una malattia insidiosa.
I funerali si sono svolti domenica nell'Arciconfraternita Santa Maria del soccorso, nel quartiere Arenella. Gli hanno detto addio la moglie Rosaria Ferraro, i figli Luca (ingegnere civile dei trasporti) e Giordana (avvocato), i nipoti Raoul, Giovanni, Francesco e Mattia, la nuora Anna, il genero Vincenzo, la sorella Emilia con la figlia Taisia.
Per 30 anni Brancaccio, allievo dello storico europeista Giuseppe Galasso (promotore della legge per la protezione del paesaggio) ha fatto la spola tra Pescara, dove aveva acquistato casa in via Arapietra, e la città partenopea dove era nato il 25 ottobre 1949.
«Mio padre amava tantissimo Pescara», rivela il figlio Luca, «diceva che è una città dalle grandi potenzialità e a misura d’uomo. È stato un papà severo, ma sempre presente», malgrado le assenze settimanali, «dietro quella corazza di riservatezza, e spiccata ironia tutta napoletana, si nascondeva un grande cuore. Ci ha trasmesso il suo sapere, ci esortava sempre a studiare. Ci ripeteva sempre che di imparare non si finisce mai».
Lo ricorda con «affetto e stima», anche il suo allievo Marco Trotta, salernitano, docente di Storia moderna alla d’Annunzio, col quale aveva organizzato numerosi eventi, tra cui la presentazione del libro di Brancaccio “Gli Abruzzi nell'età moderna e contemporanea” nato nel solco degli studi di Raffaele Colapietra ed Enzo Fimiani.
«Il professor Brancaccio amava l’Abruzzo e la sua storia», afferma Trotta, «i suoi studi avevano l’obiettivo di esaltare l’identità abruzzese ed erano molto incentrati sul territorio teatino, era esperto di storia del Mezzogiorno. Era un tradizionalista volto all’innovazione. Era innamorato degli abruzzesi dei quali sottolineava sempre il fatto che fossero dei gran lavoratori. Con i suoi studenti era severo, ma da essi rispettato e amato».
Annuncia, Trotta, che «avremo cura dei suoi scritti e porteremo avanti la sua eredità culturale e morale».

