Addio a Del Bianco, manager a 96 anni

11 Giugno 2019

Manoppello. Da emigrante a Milano, si diplomò alle scuole serali fino a ottenere incarichi di successo nelle industrie italiane

MANOPPELLO. La città di Manoppello, il mondo imprenditoriale e industriale, perde un uomo che è vissuto partecipando da protagonista allo sviluppo economico del dopoguerra, portando al contempo il nome del suo paese, e il modo di essere dell’abruzzese forte e gentile, fuori dai confini del territorio regionale. All’età di 96 anni si è spento ieri, nella casa di cura Pierangeli, Giovannino Del Bianco, dopo aver realizzato uno dei desideri della sua vita vissuta prevalentemente lontano da Manoppello: concludere la sua esistenza nel paese che ha portato sempre nel cuore.
Manager di alto livello, fino all’anno scorso è stato presidente del collegio dei revisori dei conti di almeno 30 società del gruppo Di Vincenzo, abruzzesi e nazionali, oltre che di holding come l'Interporto d'Abruzzo, Ceit Impianti spa, Federmanager e il gruppo Strever.
Modestia e amore per la famiglia, e una forza d’animo non comune, Del Bianco è il simbolo dell'emigrato dello scorso secolo, dell’uomo che si è fatto da solo. Dopo la licenza di quinta elementare a Manoppello e quella delle medie a Chieti, grazie aal farmacista del paese che gli fece da tutore assumendolo come ragazzo di bottega, decide di andare a Milano dopo aver lavorato anche a Bussi Officine come portatore di acqua agli operai. Del Bianco parte a cercare lavoro e fortuna, con la licenza di terza media in tasca. Ma non si ferma. A Milano diventa ragioniere frequentando le scuole serali e quel “pezzo di carta”, unito alla sua intelligenza, lo avviano sulla strada della managerialità in una Milano che in quegli anni stava divenendo il primo centro industriale italiano.
La storia di Giovannino Del Bianco è una storia di emigrazione post bellica come migliaia, ma con la sua competenza, modestia e onestà, Del Bianco è riuscito a occupare posti di rilievo e ad avere incarichi di primissimo piano come revisore dei conti nelle grandi industrie italiane che avevano all’epoca anche oltre mille dipendenti. E pur coinvolto nelle cifre stratosferiche dei loro bilanci e nel vortice del lavoro che faceva crescere l’Italia, Del Bianco non ha mai dimenticato la sua Manoppello. Per i manoppellesi era l'alternativa al lavoro in Belgio o in altre realtà europee. «Per i compaesani che si dimostravano irreprensibili», raccontava lui stesso, «c’era sempre una possibilità di lavoro in quei 125 cantieri delle industrie che lui amministrava». Di se stesso provava meraviglia perché con il crescere dell’età, la sua lucidità mentale non si scalfiva e gli consentiva di rimanere impegnato a tempo pieno. Fino all’ultimo ha lavorato in realtà imprenditoriali di rilievo della regione. «Sembrava che per lui il tempo non passasse», ricorda l’ingegner Gianni Di Vincenzo presidente dell’Interporto di Manoppello. Questo per tutti noi era uno stimolo continuo all’impegno nel lavoro». «Lo contraddistingueva l’ardente fervore del fare e del migliorare le attività lavorative», ricorda l'ingegner Fabrizio Perletta direttore della Ceit, grande holding impegnata nei trasporti, nell'impiantistica e nel settore energetico. Del Bianco era molto scrupoloso e rigoroso nel suo lavoro. I soldi, diceva, sono un mezzo e non il fine, e non contano tanto i costi del lavoro quanto i ricavi. Un uomo che ci ha insegnato molto».
«Un uomo intelligente, grande manager, disinteressato, legato alla sua terra e a i suoi concittadini», ricorda il sindaco Giorgio De Luca, «che gode della stima e della benevolenza di tutti».
Del Bianco lascia due figlie, Franca e Marinella, entrambe insegnanti, i generi Francesco e Gino, e i nipoti Paolo, Giulia, Dino e Giovanni. I funerali si svolgeranno oggi alle 17 nella chiesa di San Nicola, in corso Santarelli.
©RIPRODUZIONE RISERVATA