Addio a Delfino, una vita spesa in politica

Ex deputato Msi muore a 92 anni. I ricordi del figlio Giulio: dagli anni a Roma ai comizi con Almirante e le trasferte calcistiche
PESCARA. L’oratoria vivace e appassionata, infarcita di citazioni dotte, battute taglienti e di forza emotiva, abbinata a un entusiasmo politico che dal dopoguerra ai caldi anni Settanta, fino agli ultimi giorni di vita, lo ha portato a seguire da vicino i temi della sua città, Pescara, e della sua terra, l’Abruzzo. Storica bandiera della destra e testimone di una generazione politica di spessore, Raffaele Delfino è morto ieri a 92 anni all’ospedale Gemelli di Roma.
Ex deputato del Movimento sociale italiano (Msi) e poi di Democrazia nazionale, nata come corrente moderata e successivamente diventata partito indipendente dopo lo strappo con Almirante, è stato eletto la prima volta in Parlamento nel 1958 ed è poi rimasto tra gli scranni di Montecitorio per cinque legislature, fino al 1979, attraversando da protagonista le mille battaglie della storia politica nazionale e locale. Pescarese classe 1931, ha seduto anche tra i banchi del consiglio comunale del capoluogo adriatico durante la giunta di Carlo Pace, prima di ritirarsi a vita privata nella sua casa in via Cesare Battisti. I politici che lo hanno accompagnato in quella consiliatura ne ricordano oggi i discorsi «illuminati» sui temi urbanistici e sul futuro sviluppo della città. Come ha ricordato il sindaco di oggi, Carlo Masci, anche la realizzazione della nuova stazione ferroviaria di Pescara porta il suo sigillo.
Non c’è solo la carriera politica nella vita di Raffaele Delfino: nel 1979 fu nominato revisore dei conti all’Enel, poi presidente del collegio sindacale in Rai e magistrato alla Corte dei Conti. «Non ha mai smesso di leggere i giornali, informarsi e approfondire i temi politici, infervorandosi soprattutto per le vicende locali», racconta il figlio Giulio, per trent’anni radiocronista in Rai e oggi dirigente con il ruolo di caporedattore a Rai sport, «era critico nei confronti di tutti e ogni tanto partiva con i fogli in mano: voleva scrivere al sindaco, agli assessori, ogni volta per un tema diverso». «Credo che nessun politico gli piacesse veramente», aggiunge la moglie Mila Sorrentino, 83 anni, che oggi ne piange la scomparsa assieme all’altro figlio Gino, farmacista a Sulmona, e ai tanti amici, familiari, estimatori e colleghi che gli sono stati vicino nella sua lunga parabola esistenziale e che domani si riuniranno per i funerali alle ore 10 alla Chiesa del Mare (o di San Pietro Apostolo), in piazza Primo Maggio.
«Papà continuava a seguire la politica nazionale con relativo interesse», va avanti Giulio, «ha accolto la vittoria di Giorgia Meloni come il concretizzarsi del suo sogno di una destra moderata al Governo, vicina ai partiti di centro, un ideale di cui fu precursore».
Tra i ricordi d’infanzia più belli che legano il giornalista Giulio al padre Raffaele ci sono episodi di vita quotidiana, come i viaggi in macchina da casa a scuola, al liceo Nazareno di Roma, sempre con le notizie radio in sottofondo. «Mi accompagnava sempre a scuola, prima di andare alla Camera dei deputati», dice Giulio, «nel tragitto sentivo sempre il radiogiornale, dove poi da grande, per un curioso caso del destino, sono andato a lavorare. Ho scelto il giornalismo anche sull’esempio di papà, perché sentivo sempre i suoi discorsi a casa, lui era un oratore, io mi divertivo a fare le radiocronache». Nell’album dei ricordi compare anche una trasferta a Bologna per la prima promozione in serie A della squadra del cuore, il Pescara, nel 1978. E poi un comizio di Almirante a piazza Salotto, gremita di gente, con Almirante sul palco e accanto Raffaele Delfino.
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