Addio a dj Fabo: «Vado via dall’inferno»

28 Febbraio 2017

L’artista 40enne ha scelto il suicidio assistito in Svizzera. Cappato: «Ha morso il pulsante per immettere il farmaco»

ROMA. Dietro di sé lascia il rumore delle polemiche, lo strascico lungo del dibattito politico che ai suoi appelli per essere sottratto a una «notte senza fine» non aveva dato la risposta. Fabo è nel silenzio ora. Per chi ha creduto e ha condiviso la sua battaglia «è libero». Fabiano Antoniani, conosciuto come dj Fabo, 40 anni, è morto alle 11.40 di ieri, protetto dalla sua famiglia, a Pfaffikon, in Svizzera, a 25 chilometri da Zurigo.

La fine senza dolore che aveva implorato per sé, cieco e tetraplegico dal 2014 a seguito di uno spaventoso incidente stradale, è arrivata all’interno della clinica Dignitas, un piccolo prefabbricato ricoperto d’acciaio ondulato azzurro seminascosto da una siepe. Il suo ultimo messaggio, 45 secondi, l’ha affidato a un video postato ieri mattina su Twitter da Marco Cappato, il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni che lo ha accompagnato nel suo viaggio: «Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato - ha detto con la voce spezzata dalla sofferenza -. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte».

È stato l’esponente radicale, che annuncia di essere pronto ad autodenunciarsi e che per il suo gesto rischia 12 anni di carcere, ad annunciare con un tweet poco prima di mezzogiorno che dj Fabo era morto: «Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo» ha scritto. Per il parlamento è arrivato il momento di «affrontare la questione del fine vita per ridurre le conseguenze devastanti di questo vuoto normativo». Con il giovane artista c’erano la mamma, la compagna Valeria, che era stata la sua voce nella video-lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli amici più cari. Avrebbe potuto ripensarci, sino alla fine, come prevedono i protocolli elvetici. Ma non l’ha fatto.

«Ha morso un pulsante per attivare l’immissione del farmaco letale - ha raccontato Cappato - era molto in ansia perché temeva, essendo cieco, di non vedere dove fosse collocato il pulsante». Con lo spirito di sempre, lui che si era definito «un ragazzo vivace e un po’ ribelle» innamorato delle moto e della musica, aveva scherzato sull’eventualità di fallire, dopo tante battaglie, proprio nel momento decisivo: «E se non ci riesco? Vorrò dire che tornerò a casa portando un po’ di yogurt, visto che qui in Svizzera è molto più buono».

E invece ce l’ha fatta, Fabiano, che «ha voluto procedere subito, senza esitare», nonostante le regole per il suicidio assistito in Svizzera lascino al malato la possibilità di fermarsi, mentre i medici hanno l’obbligo di chiedere ripetutamente alla persona di desistere.

Ma prima di lasciarsi andare ha vincolato i suoi amici a una promessa: «Vi prego, mettete sempre le cinture. Non potete farmi un favore più grande» ha detto, perché nell’incidente che lo aveva trascinato nel buio, provocato da un attimo di distrazione, la cintura avrebbe potuto forse salvarlo. «Fabiano era circondato dall’amore, ma non riusciva più a vivere in quelle condizioni - ha detto Filomena Gallo, segretario dell’associazione Coscioni -. Ha affermato il diritto inalienabile alla libertà individuale davanti a un parlamento che sceglie di non scegliere e costringe un italiano ad andare a morire da solo. L’esilio della morte è una condanna incivile».

L’atto finale di accompagnamento, ha chiarito Emilio Coveri, presidente di Exit Italia, consiste nella preparazione di una dose letale a base di Pento Barbital di sodio, che viene preceduto dalla somministrazione di due pastiglie antivomito. Quindi la dose letale viene versata in un bicchiere d’acqua. «È indispensabile essere in grado di intendere e di volere e poter prendere il bicchiere e bere, e nel caso di malati di Sla a cui è stato applicato il sondino, la dose viene introdotta come una bevanda qualsiasi». Fabo se n’è andato così: prima un sonno profondo, poi il suo cuore ha smesso di battere.

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