Addio a don Guido, «umile educatore che ci amava»

L’intero paese si è ritrovato nella chiesa di Sant’Agostino con l’arcivescovo Ultimo saluto al sacerdote amico di Paolo VI che sapeva parlare ai giovani
SANT’ANGELO. L’umiltà, la semplicità, la capacità di ascoltare. L’accoglienza, il saper stare accanto ai giovani. Il parroco, l’educatore. Un uomo che aveva sempre una parola per tutti.
La morte di monsignor Guido Spadolini, parroco emerito della chiesa di San Michele Arcangelo di Città Sant'Angelo, ha lasciato un grande vuoto nella comunità angolana. Ieri l’ultimo saluto nella chiesa di Sant’Agostino, nel centro storico della città. Ad accompagnare il feretro, un folto corteo cui ha preso parte anche il sindaco Gabriele Florindi. La cerimonia funebre è stata officiata dall’arcivescovo Tommaso Valentinetti. Gremita la chiesa: donne, uomini, bambini, ragazzi, anziani. La città che si è stretta attorno al suo indimenticato parroco con affetto e rispettoso silenzio. Aveva quasi 95 anni don Guido Spadolini. Nella chiesa di Sant’Agostino si è ricordato un uomo semplice e mite, ma anche fortemente determinato nello svolgere la sua missione al meglio delle possibilità, che ha continuato a sostenere la comunità angolana, servita fino al 1999, affiancando i parroci che gli sono succeduti. «Lo ricordiamo con tanta stima e simpatia per quello che ha donato a questa comunità, alla diocesi di Pescara Penne e alla chiesa universale», ha detto Valentinetti durante l'omelia. L’arcivescovo ha ricordato il grande impegno di don Guido Spadolini verso la comunità angolana. «Durante il secondo conflitto mondiale ha accolto in questa chiesa tante famiglie, per poter dar loro ospitalità. È stato un parroco che ha dato il meglio di se stesso per far sì che la vita fosse preservata e in tante altre situazioni. All’inizio del suo ministero ha collaborato con monsignor Montini, che sarebbe diventato Paolo VI».
A caratterizzare Spadolini erano «la semplicità e l'umiltà. E l’amore verso il suo popolo». La capacità di ascolto e l'attenzione verso i bambini e i giovani sono emerse nel ricordo della dirigente scolastica Lorella Romano: «Ha insegnato all’istituto Spaventa, facendone una perla. La cosa fondamentale per lui era trasmettere l’importanza di essere una comunità. Aveva sempre una parola per ogni persona che incontrava. È stato un grande esempio di educatore». Ha portato la propria testimonianza anche il primo cittadino Florindi: «Il vuoto che don Guido lascia, per chi come me lo ha conosciuto dall’infanzia, è enorme. Ci ha sempre trasmesso l’importanza di essere umili e di aiutare chi ne ha bisogno. Mi ha cresciuto come chierichetto e dato consigli quando ero un giovane che amava la politica. È come perdere un familiare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

