Addio a Mirella, edicolante storica

Dal 1975 in corso Umberto, ha visto cambiare la città e i pescaresi. Oggi i funerali
PESCARA. Sorriso e battuta pronta, sempre. Nonostante la malattia e la sofferenza, se n’è andata come ha vissuto Mirella Mattioli, semplicemente “Mirella” per tutti quelli che in questi 45 anni hanno frequentato la sua edicola di corso Umberto, all’angolo con via Cesare Battisti: l’edicola avviata da lei e dal marito Franco Felizzi quando erano poco più che ragazzi, il 5 settembre del 1975, e da qualche tempo portata avanti dalla figlia Fabrizia, ingegnere fisico che ha scelto di tornare là dove tutto era cominciato.
Mirella è morta ieri a casa, nella sua casa di via Ravasco, a 66 anni, accompagnata dalla forza e dalla dedizione del marito Franco, e dall’amore dei figli Federico e Fabrizia che oggi alle 15,30 le daranno l’ultimo saluto nella chiesa di Sant’Antonio insieme a tutti coloro che hanno amato la loro Mirella. Persona vera, entusiasta della vita, per quasi mezzo secolo Mirella Mattioli, figlia di Aniceto Mattioli, storico distributore di giornali cittadino, ha visto cambiare Pescara e il suo corso principale, corso Umberto, senza mai perdere l’ironia e la cordialità con cui riusciva sempre a strappare un sorriso. Dalla sua edicola ha visto passare il Papa nel 1977, ha visto strombazzare le macchine in festa per i mondiali dell’82 quando in corso Umberto le macchine ancora passavano su entrambi i sensi e, intanto, ha visto cambiare le facce e le abitudini dei pescaresi e, anche, la geografia del Corso e dei suoi negozi. «È vero, l’aria era irrespirabile per il traffico che c’era», raccontò la stessa Mirella al Centro in un’intervista di quattro anni fa, «ma già alle sei sentivi i rumori dei piattini e delle tazzine del bar Excelsior che stava proprio qui di fronte a noi con il cinema, e del bar di Tullio Camplone sull’altro lato della strada. C’era chi arrivava con la macchina, si accostava, scendeva a prendere il caffè comprava il giornale e ripartiva». Per tutti, e per tutti questi anni, c’è stato sempre il buongiorno allegro di Mirella. Una «mattacchiona» che oggi fa piangere quanti l’hanno conosciuta e che di lei, oltre alla gioia, ricorderanno anche la forza di vivere. (s.d.l.)

